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Uno su mille ce fa, cantava Gianni Morandi. Ed è più o meno la situazione dei bambini Down in Danimarca, dove il 95% delle coppie, alla scoperta di un nascituro affetto da Trisomia 21, ricorre all’aborto. Una forma di razzismo prenatale per la verità presente anche in diversi altri Paesi, come per esempio l’Inghilterra, ma che è andata accentuandosi drasticamente fra il 2004 ed il 2006, dopo le nuove misure governative danesi sui controlli prenatali (Cfr. BMJ, 2008;337:a2547). Morale: dei bimbi con anomalie genetiche, appena uno su 800 nasce. Gli altri invece vengono eliminati uno dopo l’altro, come si conviene sotto quell’inflessibile “cultura dello scarto” denunciata da Papa Francesco come uno dei mali del nostro tempo.

Però ogni tanto qualcuno sfugge ai pur affilatissimi ingranaggi dell’eugenetica e viene alla luce, forte come una verità ed inatteso come un imprevisto. E’ il caso della piccola Emmy, bambina affetta da Trisomia e venuta al mondo – si direbbe – per guastare i piani al micidiale anche se invisibile razzismo fetale, per portare a tutti il sorriso innocente e dolcissimo suoi e dei suoi migliaia di fratellini abortiti, che a differenza sua non ce l’hanno fatta. Oggi Emmy ha cinque anni, è la bionda protagonista di un fotoracconto ed ha già messo in subbuglio la comunità di Århus, quasi 320.000 abitanti, seconda città più popolosa della Danimarca ma nella quale è stata assai dura, raccontano i genitori, trovare un asilo che la accogliesse.

Per forza: una volta che una società si orienta ad una certa idea di perfezione, basta una bambina come Emmy a sconvolgerla e, soprattutto, ad interrogarla. A chiedere con la sola forza dello sguardo, interpellando tutti, se poi vi sia davvero qualcosa di giusto, qualcosa di umano e di coerente nello scartare bambini come fossero arnesi difettosi anziché creature innocenti, errori e non volti di quella meraviglia che risponde al nome di amore, che non fa nessuna reale distinzione. Sta crescendo, la piccola Emmy. Ma non ci vuole molto a pronosticare che saranno quelli come lei i veri rivoluzionari del futuro, coloro che insegneranno ad una società che si crede sana la malattia dell’anima contratta inseguendo la perfezione dei corpi.

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