Monopoli

Quando si dice cercarsele, le critiche. Con tutti i guai che abbiamo, con la crisi in casa, l’emergenza lavoro e la politica in stallo, sette deputati del Partito Democratico di area renziana – Matteo, una curiosità: dove diavolo li hai rimediati? – hanno pensato bene, per riempire il tempo, di scrivere nientemeno che all’ambasciatore americano Phillips per una problematica molto sentita dai cittadini italiani: la nuova versione del Monopoly. Ragione dell’appello internazionale sta nel fatto che il popolare giuoco da tavolo, così com’è oggi, stimolerebbe il ricorso alla finanza creativa e ai mutui subprime. Di più: nella nuova versione – fanno notare i saggi renziani – peserebbe, con inaccettabili ripercussioni diseducative, la mancanza della casella “Prigione“. La cosa grave è che purtroppo non si tratta di uno scherzo. Tutto maledettamente vero.

L’avessero fatta altri un’impresa simile, magari deputati PdL o Lega, la satira si sarebbe sfogata per almeno sei mesi: vignette di Vauro una via l’altra, Benigni scatenato, Crozza in estasi permanente. Siccome però il tragicomico invito all’ambasciata statunitense è stato partorito in seno al centrosinistra, verrà presto archiviato sotto la stessa, rassicurante voce con cui Repubblica, l’altro giorno, ha liquidato nientemento che un augurio di stupro da parte un giovane piddino ad un’atleta russa: gaffe, nient’altro che una gaffe. Speriamo solo che gli americani abbiano memoria corta, e che l’ambasciatore Phillips legga raramente la posta sul suo tavolo. Nel frattempo, c’è da augurarsi che altri parlamentari del Partito Democratico non stiano preparando un disegno di legge che vieti le pistole ad acqua perché educano alla guerra, i Lego perché stimolano l’edilizia abusiva, L’allegro chirurgo perché non scoraggia la malasanità. Visti i precedenti, mai dire mai.