Razzismo

Non pensate a che razza di campionato che ci attende, immaginate un campionato di razza. Stadi senza tifosi violenti e con moltissimi disposti, anche con gli avversari, a fare complimenti: meno fischi e più applausi e, dove proprio non può scapparci l’applauso, che almeno non scappi l’insulto. Soprattutto sarebbe bello soprattutto se fossero i tifosi, prima ancora dei giocatori, a dare lezioni di stile; se la notizia, prima ancora della rete segnata, fosse l’educazione insegnata.

Chiediamo troppo? Può darsi. Se infatti da un lato è vero che la maggior parte dei tifosi è composta da brava gente, d’altro lato qualche stupido ci sarà sempre. Ma occorre puntuare in alto e poi, se si inizia col piede giusto, se si mette subito in chiaro che un calciatore come Balotelli può essere criticato per le palle che perde e non per la pelle che porta, non è detto che le cose non cambino mai. Potrebbe invece avvicinarsi il giorno nel quale l’antipatia per un giocatore sarà tutta – e soltanto – per il colore della maglia.

Anche se, a ben vedere, le stesse maglie non sono mai a tinta unita e la gran parte delle squadre prende il soprannome da una duplicità cromatica: i Bianconeri, i Rossoneri, i Nerazzurri, i Giallorossi, i Gialloblu e via di questo passo. Segno che il gioco calcio ha la tolleranza già nel proprio Dna: non si può cioè essere veri sportivi e veri razzisti. O uno o l’altro, non ci sono alternative. Mentre invece un’alternativa a certi fischi e certi cori deve esserci. E deve materializzarsi già oggi, con la prima di Campionato. Che se inizia bene, comunque vada, sarà un successo.

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