sopravvivere

Ci siamo: oggi è il giorno più caldo. Se sopravviviamo, è fatta. Le nostre possibilità di successo sono però vincolate all’osservanza di alcune regole – elementari quanto decisive – valide ora come in ogni altra parentesi africana dell’estate; tre in particolare. Regola numero uno: bere acqua. Non troppo fredda ovviamente, ma tanta. Caldamente consigliato, è il caso di dirlo, il ricorso alla classica bottiglietta da riempire, se si è all’aperto, fontana dopo fontana. Tanto, con la sete che ci ritroviamo, non sarà mai abbastanza piena.

Secondo consiglio, anche questo piuttosto intuitivo: barricarsi in casa, soprattutto fra le ore 11 e le 18. In realtà già alle 10 la temperatura è oltre i livelli della sopportabilità e alle 19 non si può ancora parlare di sollievo, ma è soprattutto nella fascia oraria ricordata che si deve evitare ogni escursione. A meno che non siate in altura, ovviamente. La monotonia degli arresti domiciliari può essere alleviata leggendo, facendo la spola tra letto e divano, oppure gettandosi anzitempo fra le braccia di Morfeo.

Arriviamo così al terzo suggerimento: improvvisarsi nottambuli e fare in modo invertire il giorno con la notte, di barattare il fuoco del sole con quello – più remoto e meno spietato – di altre stelle. Certo, per chi lavora è impraticabile, ma per tutti gli altri è una possibilità da considerare: dormienti quando fuori brucia e svegli quando la notte asciuga, con la sua quiete e qualche colpo d’aria, il sudore versato. Non è facile cambiare abitudini, ma godersi qualche ora notturna o del primo mattino è comunque un bel modo, naturale e gratuito, di dribblare l’afa.

Ultimo suggerimento: non pensarci troppo. Se alla già alta temperatura aggiungiamo un senso di fastidio preventivo o di ansia, di continuo desiderio d’inverno, finiamo col vivere ogni ora, anzi ogni minuto come fosse una tortura. Il trucco è invece, specie se si è in città, imbarcare la mente sulle pagine di qualche libro e farla volare via, dove si vuole: sulle lussuose carrozze dell’Orient Express, a caccia di un misterioso assassino, oppure sull’Isola che non c’è, dove il tempo scorre ma non passa, e di Caronte non c’è traccia.

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