Gardin

A Treviso, oltre al sindaco, c’è un vescovo. Può sembrare scontato invece, anche se non è proprio uno scoop, rappresenta comunque una notizia dato che da tempo, in più parti d’Italia, la presenza degli uomini di Chiesa è così silenziosa e appartata da apparire totalmente irrilevante al di fuori delle celebrazioni della Messa. Si sa che ci sono, ma in molti casi paiono vittime di una micidiale forma di afonia che li rende incapaci di rammentare le proprie posizioni in materia di morale. Invece a Treviso, a quanto pare, un vescovo c’è, e non teme affatto di farsi sentire. Soprattutto se ad essere messa nel mirino è la famiglia fondata sul matrimonio.

Sua eccellenza mons. Gianfranco Agostino Gardin, infatti, non ci ha pensato due volte a prendere carta e penna per esprimere pubblicamente le proprie riserve rispetto all’iniziativa della nuova Giunta comunale, presieduta da Giovanni Manildo, in materia di istituzione di un registro per le coppie di fatto. «Siamo sorpresi – ha affermato il vescovo – che la prima esternazione del nuovo sindaco di Treviso e di altri esponenti della nuova maggioranza, abbia avuto come oggetto un tema tanto discutibile, e comunque delicato per la coscienza di tante persone, in particolare credenti».

Continuando, mons. Gardin – manifestate comprensibili perplessità circa l’effettiva ed «urgentissima» richiesta dell’«apertura di un registro delle coppie di fatto», a tutt’oggi indimostrata – ha ribadito a nome della Diocesi l’impegno a difendere «sempre, pacatamente ma con decisione, i valori in cui crediamo, relativi alla persona e alla società, in particolare quello della famiglia fondata sul rapporto tra un uomo e una donna, che consideriamo vero cardine della società e dell’educazione». Nulla da aggiungere, davvero: parole chiare ma non urlate, pacate e al tempo libere da qualsivoglia forma di ambiguità.

Parole, fra l’altro, che avrebbero poco di singolare se non vivessimo tempi strani, con Diocesi che alle proprie tendono a preferire le posizioni altrui – si pensi, per esempio, a quella di Vicenza, incapace di sollevare la benché minima criticità in occasione del recente “Gay Pride” – dando l’impressione, lo dicevamo all’inizio, di una pressoché totale irrilevanza. A Treviso invece un vescovo c’è ancora, e visto lo sconfortante contesto generale, non possiamo che rallegrarcene nell’auspicio che, pur nel rispetto della laicità e della separazione fra poteri, anche altri pastori possano fare altrettanto, trovando il coraggio – ogni volta che ad essere minacciati saranno principi non negoziabili –  di far sentire la loro voce. E’ chiedere troppo?