boldrini

Delle due l’una: o la violenza sulle donne è un atto criminale, in qualsiasi forma e in qualsiasi circostanza, oppure può essere almeno parzialmente giustificato e spiegato. La prima tesi – giustamente – è accolta dai più ed altrettanto giustamente la seconda è respinta. Tutto giusto. Quel che non è giusto è l’indifferenza con cui, l’altro giorno, sono state accolte le parole della Presidente della Camera, Laura Boldrini, la quale, intervenendo all’Audit nazionale contro la violenza di genere, ha associato l’immagine di donne «ammiccanti, discinte o seminude che si vedono un po’ ovunque» al rischio di violenza.

Come a dire: le donne «discinte o seminude», alla fin fine, un po’ se la cercano («Da lì alla violenza il passo è breve»). Né più né meno, a ben vedere, di quel che affermò don Corsi, il contestatissimo parroco di San Terenzo, frazione di Lerici. Solo che lui, ricorderete, fu circondato da donne imbufalite e gli venne intimato di rimangiarsi tutto, mentre Laura Boldrini, nonostante questa uscita quanto meno infelice e nonostante ricopra un ruolo istituzionale infinite volte più alto di quello di quel sacerdote, rimane applaudita e venerata.

Ora, sorvolando su altri passaggi assai opinabili dell’intervento della Presidente della Camera – per esempio l’insulto, neppure troppo velato, alla donna «casalinga che si occupa delle pulizie e serve a tavola» (sa com’è, non tutti nascono nipoti di petrolieri, cara Presidente) – viene da chiedersi perché, di fatto, alla Boldrini tutto sia permesso. Come mai? Una nuova forma di immunità parlamentare? Licenza di dire quel che le pare? Chi lo sa, nel frattempo non ci resta che prendere atto che non tutti, per quel che dicono, sono uguali: a qualcuno è concesso di spararle grosse in totale serenità. Alla faccia delle pari opportunità.

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