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L’ultimo Angelus di Benedetto XVI è stato per me un viaggio. Ascoltando il saluto del Santo Padre ho infatti rivisitato molti ricordi. A partire dalla sera del 19 aprile 2005, quando ricordo che accolsi l’elezione dell’allora cardinal Ratzinger con un’esultanza sincera, profonda, quasi calcistica. Poi ho ripensato al maggio 2008, quando nell’Aula delle Benedizioni lo vidi per la prima volta: l’emozione fu grande. Ma ancora più emozionante fu nel 2011 l’incontro oceanico che ebbi con Benedetto XVI a Madrid, insieme ai giovani accorsi da ogni parte del pianeta all’aeroporto di Cuatro Vientos. Eravamo due milioni, e pregammo tutti assieme, in ginocchio, avvolti da un silenzio surreale, come se il mondo intero fosse là, quella sera. Il mio grazie al Santo Padre parte da allora, da quella indimenticabile veglia di preghiera. Tutto il resto – i dubbi, la stanchezza, i pensieri – si dissolsero per far spazio alla gioia di condividere con altri, con tutti, la presenza di Dio. Grazie ancora per quella notte, Santità, e per ogni singolo giorno del Suo straordinario pontificato. Grazie di tutto.