Partiamo dai numeri: facendo una media di tutti i sondaggi effettuati tempo fa scopriamo che a novembre 2012 – ieri, politicamente parlando – il Pdl viaggiava tra il 15 e il 16% dei consensi. Colpa dell’emorragia iniziata con l’appoggio al Governo Monti, mai digerito – secondo le rilevazioni di qualche mese fa – dal 70% dell’elettorato di centrodestra. Poi la svolta: dall’11 dicembre scorso il Cavaliere è tornato in televisione. Effetto di questo ritorno, facendo nuovamente una media di tutti i sondaggi, è stato, per il Pdl, una crescita fino al 19, 20% dei consensi: 5 punti in più, secchi.
E arriviamo alla settimana che oggi si conclude: considerando ancora una volta tutti in sondaggi non c’è dubbio che andando prima da Vespa e poi da Santoro Berlusconi abbia guadagnato voti. Lo scrivevo commentando lo show berlusconiano a Servizio Pubblico: chi pensava di non votare il Cavaliere ne è uscito più convinto, così come chi intendeva farlo mentre le cose sono cambiate fra gli indecisi. Cosa dicono le stime? Ora, tenendo presente che per ovvie ragioni queste, più di altre, sono da ritenersi approssimative, si considera che il Cavaliere in questi pochi giorni abbia recuperato dai 400.000 agli 800.000 elettori. Un’enormità, considerato il ristrettissimo arco temporale.
C’è poi un altro dato favorevole a leader del Pdl: dei 13.700.000 che lo votarono nel 2008, “solo” 2.600.000 (il 19%) – secondo Demopolis – hanno già stabilito che non lo faranno. Questo significa che Berlusconi può potenzialmente portarsi a casa oltre 11 milioni di voti, cioè parecchi. Potrebbero non bastare? Vero. Però c’è un ultimo aspetto che gioca a suo favore e lo ha ben spiegato Dario Di Vico: il Pd oggi rischia «di ripercorrere le orme del passato, replicare le campagne elettorali del ’94 e del 2006 […] poi perse o vinte con un vantaggio striminzito […] a sinistra alberga un pericoloso sentimento di autosufficienza» (Corriere della Sera, 12/1/2013, p. 1).
Insomma, Berlusconi si è iscritto per ultimo alla gara, ma è paradossalmente il solo determinato a combattere fino in fondo. A sinistra – eccetto Bersani, che stupido non è e definisce il Cavaliere «osso durissimo» – dormono sonni tranquilli (Rosy Bindi docet), mentre al centro Monti, lo stesso che ieri bollava come populista la riduzione delle tasse, ora inizia a considerare il tema e parla persino della possibilità di rivedere l’Imu. Il che, per farla breve, vuol dire una cosa: il Professore, sia pure con parole sue, sta seguendo il Cavaliere. Perché ora è lui, l’ultimo iscritto alla gara, la lepre. Il solo dato per spacciato e invece in decisa rimonta. Il solo che sappia farle, le rimonte. Comunque vada, per lui – e per il centrodestra – sarà un successo.

Non so nulla di sondaggi, ma una “rimonta” di Berlusconi è evidente. La sua capacità di recupero, nonostante la devastazione da lui prodotta, è, a mio avviso, da attribuirsi alla forza del richiamo che egli esercita su quella parte consistente della società italiana nella cui coscienza è profondamente insediata una pregiudiziale diffidenza, se non addirittura una aperta ostilità a qualsiasi prospettiva riformista di tipo europeo in grado di innovare e rilanciare il Paese; si tratta di quella parte della società italiana priva di idealità e di senso dello Stato, digiuna dei più elementari rudimenti di cultura democratica ed istituzionale, insofferente verso le regole, incurante dell’interesse generale, insensibile (perché soltanto egoisticamente interessata al suo presunto o reale tornaconto) di fronte al comune disastro che rappresenterebbe il ritorno al governo del leader del Popolo della Libertà con l’ennesima riproposizione della sua politica interpretata in chiave populista e individualistica.
Giambattista Alferazzi
La ringrazio per il contributo e l’articolata analisi. Temo però che la sua pur argomentata lettura dell’elettorato berlusconiano pecchi di semplificazione. Ad ogni modo, La ringrazio. Saluti.