Siamo in tempo per un piccolo elogio della puntualità, perché ci sono persone, in giro, che ancora non amano il ritardo; sono poche, ma ci sono. Non sono riconoscibili dall’aspetto, dal curriculum o da altri indizi. Le incontri solo al primo appuntamento, quando si presentano all’orario stabilito: né un minuto prima, né uno dopo. Puntuali, appunto. Considerata la travolgente moda del quarto d’ora accademico – che talvolta, ahinoi, si dilata fino a mezz’ora – la puntualità, con gli anni, non è invecchiata, anzi, s’è fatta giovane e trasgressiva; da piccola virtù è divenuta simbolo di educazione, ieri era ordinaria mentre oggi è nobile. Talmente nobile che, quando c’è, la puntualità non si trattiene e si dilegua, lasciando spazio all’appuntamento per cui è stata convocata. Non vuole disturbare. Le sue apparizioni durano così pochi istanti, che però ci bastano a capire che la persona che arriva puntuale ha rispetto per noi. E, anziché farci perdere tempo, preferisce farcelo investire. A proposito, ora devo andare. Non vorrei mai arrivare in ritardo e tradire subito questo piccolo ma sincero elogio.

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