Donne, e i vostri diritti? La vostra dignità? Non valgono più nulla? Si tratta di interrogativi per nulla polemici e che sorgono spontanei dopo che lo stilista Tom Ford e compagno, seguendo l’esempio di Elton John e compagno – i quali a loro volta seguirono quello di Ricky Martin e compagno – sono divenuti genitori di Alexander, figlio concepito tramite “madre surrogata”, vale a dire una donna che ha accettato, immaginiamo sotto lauto compenso, di affittare il proprio utero. Perché oggi funziona così: l’utero gli uomini non lo conquistano più (troppa fatica): lo affittano direttamente. Dal dominio maschilista di un tempo – così si dice, almeno – siamo passati direttamente all’usa e getta.

Finiti i bei tempi de “l’utero-è-mio-e-lo-gestiscio-io” è infatti accaduto l’esatto contrario di quello che ci si aspettava: convinte di essersi guadagnate libertà ed emancipazione, oggi molte donne risultano di fatto più schiave di ieri. Con un’aggravante: la fallace convinzione d’esser libere. Ci vuole infatti un bel coraggio – e una bella faccia tosta, aggiungiamo – per non vedere nella maternità a pagamento lo sfruttamento perfetto, ossia la più crudele manifestazione della sottomissione ai danni di una donna che per danaro non mette in vendita “solo” il proprio corpo, ma pure il proprio grembo e ciò (anche se dovremmo dire “colui” ma la verità, si sa, disturba) che può custodire.

Attenzione: qui il punto non è solo – non esclusivamente, almeno – il mercato alimentato dall’aspirazione alla genitorialità da parte delle coppie gay. Infatti il 4 agosto 2010 una corte di Mosca ha riconosciuto ad un uomo single che si era rivolto alla surrogazione gestazionale il diritto di diventare padre. E ci sono purtroppo ottime ragioni per ritenere questo solo un segnale d’una tendenza in espansione. A scapito, abbiamo detto, della dignità di un numero crescente di donne. Facile ora l’obiezione: ma le donne che affittano il proprio utero lo fanno liberamente. Sì, certo, come no. Peccato che – come non vi sono persone che regalano reni o altri organi – non si abbia notizia di donne che affittino il proprio grembo per svago.

Ne consegue che il fatto è uno: la surrogazione gestazionale è l’epifania del maschilismo più brutale. E’ la dimostrazione che con la crisi della famiglia tradizionale e l’avvento delle pseudo-libertà il problema, dapprima valoriale, slitta in concretissimi sovvertimenti dell’ordine naturale e in definitiva nel paradossale asservimento dell’uomo, il quale da “libero” torna prigioniero delle manette peggiori: quelle che passano sotto il nome di “diritti”. Accade così che la donna occidentale, convinta di potersi autodeterminare e sospinta dal mercato (che solo in India, con l’utero in affitto, genera un business annuo di 300 milioni di euro), imbocchi nuovamente – e, ahinoi, più inconsciamente che mai – la strada dello schiavismo. Questo sì che è un eccellente motivo per indignarsi, care donne. Se non ora, quando?

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