Perché amare l’Italia? E’ una domanda che purtroppo affiora sempre più spesso. Dico purtroppo perché dovrebbe essere già evidente, soprattutto a chi ci vive, di quante e quali meraviglie è costellata la penisola. Questo è il Paese di tutto e del suo contrario, dei falsi invalidi e dei veri eroi, del passato difficile e dell’antichità gloriosa, della mancata sobrietà istituzionale e del vino che tutti vorrebbero bere; la patria delle trasformazioni e dei valori immutabili; il giardino della Storia e il nido dell’Arte; il posto dove tutti si sentono a casa, anche quelli che lasciano la propria per visitarlo.

Da noi il caffè è buono anche quando è amaro e la speranza corre più volentieri sopra le macerie, perché non riusciamo ad evitare i crolli però, quando è il momento, sappiamo ricostruire. Siamo gli architetti del riscatto, gli ambasciatori più credibili di quella rinascita alla quale, talvolta, non crediamo neppure noi. In Italia parliamo tante lingue diverse: c’è chi preferisce quella dell’onestà e del coraggio, chi predilige quella della presunta furbizia e altri ancora, purtroppo, quella muta dell’indifferenza. Abbiamo insomma tanti vocabolari, eppure dimoriamo nella stessa biblioteca. E quando facciamo silenzio e riflettiamo su dove abbiamo il privilegio di vivere – in Italia – la nostra espressione dice sempre una cosa sola: meraviglia.