Ieri su “Il Giornale”, in prima pagina, è stata scritta una cosa non del tutto vera: non è vero che Alessandro Sallusti «da giovedì mattina» potrebbe finire «a San Vittore […] in cella». Se infatti la Cassazione confermasse la condanna a 14 mesi di reclusione per il direttore del quotidiano fondato da Montanelli, essendo la pena inferiore ai 3 anni e quindi non subito esecutiva, si dovrebbe attendere – prima di procedere con l’arresto e la reclusione – che la Corte notifichi la decisione alla Procura di Milano, e che questa faccia lo stesso con gli avvocati dell’imputato: Sallusti, insomma, non rischia la galera. Non subito, almeno. Perché qualcosa di davvero assurdo in questa storia c’è sul serio: riguarda il fatto che un giornalista, in base ad una opinabilissima Legge del 1948, potrebbe prossimamente finire in cella per un articolo scritto non da lui, dopo che la Corte d’Assise, per lo stesso fatto, lo aveva condannato al pagamento di 5.000 euro. Da 5.000 euro ad oltre un anno di galera, dunque. Per un articolo mai scritto. Per una Legge del 1948 che più volte la politica ha pensato – per via della sua manifesta assurdità, non per altro – di cambiare, senza poi farlo. Dulcis in fundo: la parte lesa, in questa vicenda, è un magistrato. Come quello che giovedì potrebbe condannare Sallusti. Il tutto accade in Italia, in presunta democrazia, nell’anno di grazia 2012. Non è uno scherzo.