Di solito si regalano libri letti che sono piaciuti. So che è strano, ma in genere io faccio il contrario: prima li regalo e poi, se piacciono, li leggo. In pratica scommetto sulla bellezza di un regalo che, nel caso, finisco col farmi a mia volta. Ecco, “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini (Longanesi 2012) è piaciuto praticamente a tutti coloro ai quali l’ho fatto avere; ne consegue che per me è stata una lettura obbligata. Obbligata ma graditissima. Infatti il libro è oggettivamente stupendo: scritto in modo ineccepibile – stile scorrevole e ironico, mai noioso – non racconta una storia a caso, bensì quella dello stesso Gramellini. La storia di un bambino che a nove anni si trova a dover fare i conti con un dramma immenso: la morte della madre, evento tragico e che in realtà si consuma lungo l’intero libro, nel senso che per tutta la vita l’Autore non si darà pace, provocato dalla domanda delle domande: perché proprio a me? Una risposta vera e propria – com’era logico aspettarsi – non arriverà mai.

Mentre arriva, anche se sofferta, la consapevolezza esistenziale dell’importanza di scoprire la verità. La stessa che solitamente preferiamo ignorare «per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quel che abbiamo paura di essere. Completamente vivi» (p. 196). Anche se fatico a leggere il Gramellini giornalista – troppo antiberlusconiano e moraleggiante, almeno per me – debbo ammettere che il Gramellini scrittore è favoloso: leggibile ma denso, profondo ma non pesante; fatica forse a far ordine nella propria sofferenza, ma è un problema di chiunque. E, soprattutto, non è questione letteraria ma umana. Ragion per cui consiglio “Fai bei sogni” a tutti: a coloro che leggono pochi libri perché li considerano noiosi, e a coloro che ne hanno già letti molti e considerano, sbagliando, di averne già letti abbastanza. Le 204 pagine di questo diario vi scorreranno tra le dita come se l’aveste scritto voi. E vi lasceranno subito, come succede ogni volta che si legge qualcosa di veramente bello, la voglia di visitarle nuovamente.