«Cercavo un modo per raccontare le cronache italiane, invase da ragazze coinvolte in vicende di prostituzione […] Nel film si allude a Palazzo Grazioli» (Corriere della Sera, 8/9/2012, p. 60). L’antiberlusconismo di Francesca Comencini mi piace perché almeno è dichiarato. Fa solo un po’ sorridere che si venga a presentare – magari credendo di essere all’avanguardia o controcorrente –  un film sulla prostituzione a Venezia, città nella quale il mestiere più antico del mondo è stato storicamente non solo accettato, ma addirittura incoraggiato. Come non ricordare l’epico Ponte delle Tette, dove le prostitute della zona – secondo quanto stabilito da un’ordinanza e ricordato da Damien Simonis – dovevano affacciarsi a porte e finestre a seno nudo per incoraggiare i clienti e soprattutto per «esortare i numerosi omosessuali del tempo all’eterosessualità» (Venezia. Guida città. Edt, Torino 2008, p. 143). Francesca Comencini, la prossima volta che presenti un film a Venezia, e vuoi essere davvero trasgressiva, lascia stare le voci sulla vita di Silvio Berlusconi. Racconta la verità su quella di Nichi Vendola.