Nella storia dell’Italia repubblicana – per quanto anomala ed attraversata da contraddizioni – a meno di un anno dalle elezioni o comunque in prossimità di queste, si è sempre verificato un fatto: l’avvio della campagna elettorale con conseguenti scommesse, tra gli osservatori, su chi potesse spuntarla divenendo presidente del Consiglio dei Ministri. Per il momento una vera propria campagna elettorale da noi non è ancora iniziata, mentre invece si sta verificando qualcosa di oggettivamente inquietante: la crescita dei consensi attorno all’idea di un governo Monti-bis.

Avete letto bene: un governo composto da gente mai votata da nessuno, né con preferenza diretta né con preferenza ad un partito, un governo che – piaccia o meno – non gode di legittimazione popolare ma solo parlamentare, un governo insomma che nulla ha a che vedere con la precedente storia del Paese, potrebbe ripresentarsi. O almeno potrebbe farlo Mario Monti, la sua guida. Questo – a larghissima maggioranza, più dell’80% – hanno auspicato oltre 130 potenti riunitisi a Cernobbio ed avvicinati per un sondaggio, e questo i mass media hanno ripetuto, riservando alla notizia la massima visibilità. Sì, d’accordo, e le elezioni?

Che senso ha parlare del Monti-bis dal momento che Mario Monti – nonostante si sia avventurato in spericolati accostamenti con De Gasperi – dietro sé non ha non dico una coalizione, ma neppure un mini-partito? A rendere ulteriormente singolare tutto questo, c’è la presa di posizione – se non apertamente favorevole, quanto meno possibilista – di Romani Prodi, anche lui presente a Cernobbio. Teniamo presente che Prodi è l’unico uomo al mondo che sapeva del governo Monti a maggio 2011, ben prima che le cose, complice lo spread, precipitassero:  «“Serve un ricambio” ripete […] osservando […] Mario Monti» (La Repubblica, 15/5/2011, p. 9).

Ragion per cui su questa ipotesi del Monti-bis c’è ben poco da scherzare; come dimostra lo stesso interessato, Mario Monti, che in un intervento di ieri si è messo a ventilare il pericolo di non meglio precisati «populismi». Non sappiamo da quali elementi abbia desunto il rischio che possano verificarsi problemi di questo genere, mentre sappiamo che se di qui in avanti l’ipotesi del Monti-bis prendesse ulteriormente piede – di certo Napolitano non la ostacolerebbe, e Casini già esulta all’idea – per la  democrazia italiana sarebbe un duro colpo. E questo purtroppo non è un rischio, ma una certezza.