Succede sempre così: uno inizia bene o benino, comunque con impegno, ma poi si monta la testa. La risposta che Mario Monti ha dato ieri ai giornalisti dell’agenzia Itar-tass citando De Gasperi («Il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni») ne è la conferma. Seriamente: come fa Monti non dico a paragonarsi, ma ad accostarsi anche solo indirettamente, citandolo, a De Gasperi? Sarà stato il caldo, perché le differenze fra i due sono abissali. Infatti, mentre lo statista trentino poteva sforzarsi di non pensare «alle prossime elezioni», Monti non può pensare neppure alle precedenti, dato che non è mai stato eletto da nessuno. Ragion per cui il primo, volente o nolente, rispondeva agli italiani, il secondo solo ad un Napolitano. E poi, mentre De Gasperi fu tra i padri dell’Europa unita, Monti è figlio dell’Europa franco-tedesca: due cose completamente diverse. Continuando, De Gasperi fu quello che portò il Paese fuori dalle macerie del Dopoguerra, mentre Monti non è ancora chiaro dove ci stia portando, con un debito pubblico a 1.966,3 miliardi, disoccupazione record e una pressione fiscale al 55%. Un consiglio, professore: lasci perdere citazioni politiche che, da tecnico, non le appartengono. E se proprio ci tiene ad accostarsi a De Gasperi, si candidi e porti un partito al 48% dei consensi. Poi ne parliamo.