«Santità, non ha mai esitato nella Sua certezza di un legame con Gesù e, dunque, con Dio?». Questo, ormai quasi 30 anni fa, in Varcare le soglie della speranza (Mondadori, 1994) chiese Vittorio Messori a Karol Wojtyła, e cioè se fosse davvero sicuro, da pontefice, del suo legame con Dio; e lo chiedeva, in quel libro, nella domanda d’apertura, quando cioè in genere gli intervistatori rompono il ghiaccio. Una domanda enorme.

Invece ieri sera, a Che tempo che fa, papa Francesco non ha ricevuto nessuna domanda significativa da Fabio Fazio. Che sarà stato emozionato, com’è naturale; il punto è non ha fatto altro, tutto il tempo, che fare timidi assist al pontefice argentino che infatti, per lo più, ha ripetuto cose già dette e scritte molte volte. Mancava poco, a momenti, che fosse il Santo Padre ad intervistare il suo intervistatore.

Per carità, nessuno che mastichi di giornalismo ha mai pensato che Fazio potesse essere l’erede, che so, di Oriana Fallaci, per citare una che le interviste le realizzava a meraviglia. Ma la parte d’un nipotino tutto sorridente che chiede se la guerra sia una cosa brutta ad un Papa – scalando di slancio tutte le classifiche mondiali della banalità -, è roba che, in un mondo serio, probabilmente non sarebbe stata perdonata neppure all’ultimo degli stagisti in Rai. Che spreco.

Giuliano Guzzo

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