«Altissimo profilo». Le due parole d’ordine di questi giorni, il ritornello obbligato, il mantra. Bella espressione, per carità. Ma che vuol dire? Da quanto è dato capire, sta a significare che sei uno che ha ricoperto incarichi prestigiosi, che ha studiato in America, che ha avuto per maestri Tizio, Caio e Sempronio e il cui nome, a Bruxelles, incute lo stesso rispetto dell’Onnipotente.

Ora, dispiace deludere qualcuno ma, se questo è l’«altissimo profilo», esso è condizione forse necessaria, ma di certo non sufficiente per una politica di «altissimo profilo». Che è una politica che ha anzitutto valori chiari, netti, per qualcuno anche divisivi. Una politica seria, che il futuro se lo sapeva immaginare anche prima dei miliardi del Recovery Plan.

Una politica che esprima contenuti, possibilmente anche superiori alla differenza tra «debito buono» e «debito cattivo». Insomma, una politica che per cui le competenze non sono il fine, ma il mezzo per un fine non paludato da giri di parole e inglesismi, ma comprensibile anche a chi abbia la quinta elementare.

Precisazione per chi ama capire quello che gli pare: anche se non sembra, questo non è affatto un articolo di polemica con Mario Draghi. É invece polemico – e tanto – con la claque, il Giornale Unico, l’idea che basti evocare la «maggioranza Ursula» ed urrà, sei subito un salvatore della patria: a prescindere. Ecco, anche no. 

Giuliano Guzzo

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