Non c’è periodo migliore di questi giorni che in Italia, coi supermercati assaliti e la psicosi che sappiamo, hanno molto di apocalittico, per leggersi Gli ultimi giorni del mondo (Marcovalerio, 2019), l’ultima fatica di Patrizio Righero. Un libro che, a dispetto del titolo, di apocalittico ha però ben poco, essendo una raccolta di 100 drabble, ossia di 100 racconti di 100 parole. Un genere letterario che ignoravo e che Righero padroneggia alla grande, riuscendo con poche magistrali pennellate ad imbastire una trama, uno svolgimento, quasi sempre pure un colpo di scena.

Il drabble è popolare nella narrativa di fantascienza, e difatti le 100 perle che l’Autore ha raccolto in Gli ultimi giorni del mondo ruotano attorno a temi come il futuro, gli alieni, lo spazio, la tecnologia, l’ignoto. Ciononostante, ciascun racconto ha uno sviluppo, una conclusione, una morale: senza mai ripetitività. Il che la dice lunga sulla bravura di Righero, che sarà pure penna collaudata (è giornalista con all’attivo già diversi volumi) ma in questo testo davvero dà una prova di talento e creatività non comuni. Se pensate io esageri, leggetevi il suo libro tenendo presente che Righero, con le parole di questa recensione, vi avrebbe raccontato già due storie.

Giuliano Guzzo

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«Da leggere!» (Diego Fusaro)

«Un libro pieno di chicche» (Rino Cammilleri)

«Un viaggio tra vicende note e meno note con lo scopo di aiutarci a sviluppare il senso critico» (Aldo Maria Valli)

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