Tenerezza a parte, cosa mai potrà provare chi coccola un neonato? Meraviglia, siamo d’accordo. Senso paterno e materno, certamente. Fortissima emozione, come no. Ma invece a lui, al pupo, al batuffolo d’uomo, che differenza fa? Molta, secondo dei ricercatori dell’università di Oxford e della John Moores University di Liverpool, i quali hanno da poco pubblicato sulla rivista Current Biology uno studio sorprendente, con cui si è appurato con tanto di esperimenti come accarezzare delicatamente un bimbo funga da antidolorifico naturale, in grado di ridurre nel piccolo l’attività cerebrale associata a esperienze dolorose. Sembrano solo carezze, insomma, ma come sempre l’apparenza inganna.

Leggevo di questa ricerca quando un’occhiata al calendario mi ha ricordato del Natale alle porte. Manca meno di una settimana. Poi tutti, incluso chi non ha ancora la fortuna d’essere genitore e anche chi non lo diventerà mai, saremo là, in fila davanti alla mangiatoia di Gesù. Il Figlio di Dio, venuto a salvare un’umanità che ben poco aveva fatto – e pochissimo continua a fare – per salvare sé stessa. Mi chiedo quindi, alla luce delle scoperte degli studiosi britannici, se sapremo contraccambiare (almeno in parte) nel nostro cuore quest’infinita e divina gratuità, omaggiando Chi a breve nascerà. Con sorrisi e soprattutto con carezze, così alleviando quelle umane sofferenze che, pur potendo risparmiarselo, quel Bambino scelto di condividere con noi, povera gente.

Giuliano Guzzo