Il fatto di non essere mai andato al Meeting di Cl a Rimini fino a ieri un po’ mi pesava, perché sapevo di perdermi molto. Ma ora mi pesa molto meno, perché so di perdermi Giorgio Vittadini, pilastro dell’evento che oggi, intervistato sul Corriere della Sera, ha elevato le unioni fra persone dello stesso sesso ad «altro tipo di famiglia», declassando la sola vera famiglia a «famiglia tradizionale» bisognosa «di quoziente familiare». Cosa, quest’ultima, importantissima, per carità.

Però credo conti anche il quoziente intellettivo, che suggerisce che se inizi a parlare male, finisci col pensare peggio. E si dà il caso che presentare la cellula fondamentale della società come fossile – questo fa, chi parla di «famiglia tradizionale» -, sia un errore enorme. Esattamente com’è un errore credere che, se arrivano degli aiuti economici, per la famiglia italiana sia fatta, in un tempo in cui già solo difendere i termini «padre» e «madre» costa il pubblico ludibrio. Morale della favola pure quest’anno, a Rimini, vado l’anno prossimo.

Giuliano Guzzo

 

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