Il giornalista perfetto non esiste: se scrivi, puoi sbagliare. Parole, tempi verbali, interpretazione dei fatti, dipende: se scrivi, puoi sbagliare. Humanum est. Non ne è convinto Gianni Riotta, che però da quando ha dichiarato guerra alla fake news inanella papere. Per esempio l’11 maggio, ad Agorà, ha rimbrottato l’economista Rinaldi per aver ricordato che la Costituzione all’articolo 1 recita che «la sovranità appartiene al popolo»: cosa vera, ma non secondo l’editorialista de La Stampa che, stizzito, ha ribattuto: «Io mi ricordo che l’articolo 1 dice che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro». Buuu.

Una figuraccia grande così, eppure Riotta, ieri, è tornato alla carica su Twitter denunciando che la Corte Suprema russa, per i mondiali, avrebbe concesso alla polizia di sequestrare i cellulari a chiunque, russo o no, «critica Putin» sui social. Quando però l’ambasciata russa in Italia ha chiesto al Nostro le fonti della notizia, costui si è appoggiato al Moscow Times dimenticando che non è fonte ufficiale e che, comunque, nell’ordinanza di cui parlava l’articolo riportato si autorizza il sequestro di materiale a potenziali terroristi – mica a chi «critica Putin». Il giornalista perfetto, insomma, davvero non esiste, ma il perfetto presuntuoso sì. E probabilmente fa il giornalista.

Giuliano Guzzo

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