Ho come il presentimento che ci trascineremo la polemica su migranti, Ong e dintorni per tutta l’estate, con da una parte Salvini e i «cattivi», che vogliono che l’accoglienza abbia un limite, dall’altra Saviano e i «buoni», che oltre all’accoglienza non pongono un limite neppure alla nostra pazienza nell’ascoltare i loro sermoni. Dato che non so se sono buono o cattivo, ma almeno cerco di essere onesto, dirò subito come la penso: sto dalla parte dei confini, degli odiati confini, perché i confini sono belli ma, soprattutto, sono necessari. Dirò di più: ai confini dovremmo essere grati perché non solo non sono criminogeni ma, come spiegava il sommo René Girard (1923–2015), «le frontiere hanno la funzione di contenere la violenza». Perché delimitando ordinano, e ordinando frenano il caos.

Inoltre, i confini hanno una funzione etica dato che, per riprendere quanto sottolinea Régis Debray nel suo Eloge des frontières, il popolo – ogni popolo – ha un «diritto alla frontiera, per far fronte agli scivoloni mortali del va bene tutto, tutto si equivale, dunque nulla ha valore». Chi non vuole confini, insomma, non vuole popoli e chi non vuole popoli vuole, in pratica, solo masse acefale. Dunque, viva i confini. Anche perché ci permettono di accogliere: se infatti non esistessero frontiere non esisterebbero stranieri, e se non esistessero gli stranieri il Pd perderebbe il 99% della sua ragion d’essere, e dato che sta già messo male, ecco, non vorrei mai. Per quanto mi riguarda sono inoltre grato ai confini perché senza di essi non avrei potuto, qui, citare due francesi notevoli dimostrando che pure in Francia ci sono tipi intelligenti. Mica son tutti come Macron e Attali.

Giuliano Guzzo

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