Una della strategie politiche arcobaleno è quella di far credere che tutti i grandi attivisti per i diritti civili siano stati – dichiaratamente o tacitamente – gay o, almeno, paladini Lgbt. E’ una strategia efficace ma, come tutte le tattiche, richiede attenzione: la gaffe è sempre dietro l’angolo. Lo dimostra il post di Monica Cirinnà che, nel giorno in cui si ricorda la morte di Martin Luther King – assassinato il 4 aprile del 1968 a Memphis –, ha pensato bene di postare una foto del celebre pastore protestante con questo commento: «Tutti gli uomini sono stati creati uguali”. La battaglia per i diritti continua sempre». Il sottinteso è chiaro: noi che ci battiamo per i diritti civili siamo eredi morali di Luther King.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Infatti sulla pagina Facebook della politica dem è intervenuto Gabriele Marconi, un utente evidentemente più informato della signora Cirinnà, il quale ha fatto presente come King non solo c’entri ben poco con le rivendicazioni Lgbt, ma come egli avrebbe tutte le carte in regola per passare, semmai, come icona “omofoba”. A suffragio della sua osservazione, Marconi ha riportato un lungo intervento dello stesso pastore il quale nel 1958, sulla rivista Ebony Magazine, interpellato da un giovane con tendenze omosessuali che gli chiedeva come affrontare la sua condizione, ebbe ad affermare quanto segue:

«The type of feeling that you have toward boys is probably not an innate tendency, but something that has been culturally acquired. Your reasons for adopting this habit have now been consciously suppressed or unconsciously repressed. Therefore, it is necessary to deal with this problem by getting back to some of the experiences and circumstances that led to the habit. In order to do this I would suggest that you see a good psychiatrist who can assist you in bringing to the forefront of conscience all of those experiences and circumstances that led to the habit. You are already on the right road toward a solution, since you honestly recognize the problem and have a desire to solve it».

Parole, queste, che non abbisognano di commenti. Ora, che ha fatto la Cirinnà (o chi gestisce la sua pagina Facebook), in risposta a chi gli ha fatto notare il passo falso? Nulla. Nessuna richiesta di scuse. Nessun tentativo di smarcarsi dalle idee, evidentemente non Lgbt, di King. Meglio così, dal suo punto di vista: rimuovere il post avrebbe fatto molto più rumore. Resta tuttavia la figuraccia di aver incautamente inserito nel Pantheon arcobaleno una figura storica sì leggendaria, ma di sensibilità diverse. Perché presentare i grandi attivisti per i diritti civili come vicini alle istanze Lgbt – lo dicevamo all’inizio – è una buona strategia comunicativa. Ma richiede attenzione: il confine tra una bella figura e una figura marrone è, spesso, molto sottile.

Giuliano Guzzo

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