Potrebbe sembrare uno scherzo, eppure è scritto proprio così – «Alcuni uomini hanno un utero» – in un post di Planned Parenthood, la prima industria di aborti del pianeta, che su Twitter ha totalizzato quasi 44.000 approvazioni. Che si tratti di un auspicio, dato che se anche gli uomini avessero un utero potrebbero abortire, arricchendo PP? Non saprei. Dal momento che gli uomini sono maschi e le donne sono femmine (mi scuso per questo concetto arcaico, da cui non riesco a schiodarmi) e solo a queste la natura dà un utero, la sola interpretazione possibile di quest’uscita sta in un rovesciamento di quell’«utero è mio e lo gestisco io» che le femministe strillavano in piazza.

Forse PP sta cioè cercando di dirci che l’utero di alcune donne appartiene ad alcuni uomini? Così fosse, la frase avrebbe un senso dato che, in effetti, moltissimi aborti formalmente volontari sono sostanzialmente imposti: da maschi violenti o da maschi assenti, in ogni caso caso non del tutto uomini. Anche volendola vedere così (altre letture non manicomiali, ora, non mi sovvengono), non si può tuttavia non constatare la miopia di una cultura secondo cui l’utero debba per forza avere un padrone, senza poter avere un ospite. E’ un limite di comprensione e di umanità assai grave perché – utero o non utero – una cosa è certa: tutti, maschi e femmine, abbiamo un cuore. Ci ricordassimo di usarlo magari.

Giuliano Guzzo

*****

«Un passo gigantesco oltre la sociologia» (Tempi)

«Bellissimo libro» (Silvana de Mari, medico e scrittrice)

«Un libro che sfata le mitologie gender» (Radio Vaticana)

«Un’opera di cui ho apprezzato molto l’ironia» (S.E. Mons. Luigi Negri)

«Un lavoro di qualità scientifica eccellente» (Renzo Puccetti, docente di bioetica)

Ordinalo in libreria oppure acquistalo subito su Amazon

 

 

 

Annunci