Veneti ignoranti. Razzisti. Evasori. Ubriaconi. Ben nota, ahimè, è caricatura che, del popolo veneto, viene sovente offerta dai media e che, talora, pure una parte minore degli stessi veneti – quella che, in virtù di un’elevata istruzione, si sente titolata a sentenziare sprezzantemente su tutto, pure sulla propria terra – contribuisce a suffragare. Eppure, credo che il risultato del referendum di oggi racconti un’altra storia. La storia di una regione che è ancora popolo e di un popolo che, se quando si tratta di votare comunque testimonia un elevato senso civico, quando il voto fa rima con autonomia è in prima fila.

Scrivo questo diverse ore prima della chiusura dei seggi elettorali, consapevole che se da un lato l’affluenza definitiva è ancora incerta (e crescente), dall’altro esiste già un risultato – il netto superamento del quorum – che credo zittisca non solo i tanti facili al giudizio, allorquando si tratta dei veneti, ma pure i sapientoni che hanno osato presentare questo referendum come inutile costo. Una tesi, questa, che può condividere solo chi ignori che non sono i referendum, ma è la democrazia ad avere costi che invece, per esempio, la dittatura non presenta. Eppure qualcosa mi dice che nessuno si auguri, a breve, una nuova tirannia.

Ragion per cui anche se ancora, di fatto, non si conosce l’esito (anche se è immaginabile) che il Veneto darà al quesito su cui oggi era chiamato a pronunciarsi – «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?» -, non c’è dubbio che un’utilità, per liquidare un’altra critica ricorrente messa in circolazione da intellettuali da discount, il voto di oggi l’abbia già avuta: quella di ricordare a tutti che la prossima volta, prima di ironizzare sui veneti o addirittura di dileggiarli, dovranno pensarci non una, ma dieci volte. E, se sono coerenti, prima di aprire bocca andranno di buon ordine a sciaquarsela.

Giuliano Guzzo

PS. Chi non ha ancora votato, VADA perché c’è tempo fino alle 23:00.

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