Scusate, si può dire che l’attentatore di Londra era mussulmano? Nessuna volontà di generalizzare, per carità, né voglia di indire crociate o aprioristica adesione alle tesi di Matteo Salvini; solo una domanda, una banalissima domanda. Che nasce dallo stupore – non credo solo mio – dinnanzi ai titoloni dei portali dei principali quotidiani italiani, che si sono dati da fare non poco, nelle scorse ore, per spiegarci che il terrorista era «un britannico», che era «nato nel Kent», che aveva «52 anni», che era «un ex insegnante appassionato di bodybuilding», lasciando sistematicamente ai lettori dell’intero articolo un dettagliuccio da niente: costui si chiamava Adrian Russel Ajao, ed aveva cambiato nome, divenendo Khalid Masood, in seguito alla conversione all’Islam.

Come mai? Perché Corriere, Repubblica e La Stampa hanno scelto di diffondere solo ai lettori degli articoli interi, infinitamente meno di quelli dei soli titoli, quest’informazione? La domanda ha decisamente senso dato che essere «un britannico nato nel Kent» di «52 anni ex insegnante appassionato di bodybuilding» non spiega nulla del gesto dell’attentatore londinese, mentre la sua fede adesione all’Islam – poi radicalizzatasi – spiega tutto. Beninteso, non sto dicendo che, nei titoli, si sarebbe dovuto, generalizzando, presentare Khalid Masood «un mussulmano», si poteva benissimo precisare che era «estremista islamico», ma soffermarsi sul fatto che fosse «appassionato di bodybuilding» o, che so, che amasse la pizza ai peperoni, i film di Woody Allen o la musica jazz, che significa?

A meno che – ma è solo un dubbio – non vi sia, nella scelta dei titoli, un tentativo di minimizzazione. Peccato che, però, quando responsabile o presunto tale di un orrore è per esempio un prete cattolico, simili riguardi manchino. O avete sentito mai presentare un pedofilo appartenente al clero, nei titoli, specificando che aveva 64 anni, che collezionava francobolli e da bambino giocava a calcio? Ovviamente no, perché in quei casi i coraggiosi giornalisti vanno dritti al sodo sottolineando a caratteri cubitali che il mostro è un prete di santa romana Chiesa, pur sussistendo una siderale differenza tra chi è accusato di un crimine, ancorché orrendo – come appunto i sacerdoti sospettati di abusi -, e chi lo compie in mondovisione, come gli integralisti islamici fanno o cercano di fare dall’11 settembre.

Doppiopesismo mediatico a parte, la questione – per tornare a bomba – è seria. Lo dico non perché creda che esista un nesso causale tra adesione alla fede islamica e terrorismo, tutt’altro, ma perché penso che, se questo mescolare le carte che alcuni media stanno facendo risponde a qualche tentativo di abbassamento dei toni, esso non solo non funziona ma non giova, manco a dirlo, allo stesso all’Islam stesso. Che un problema con l’estremismo, purtroppo, ce l’ha eccome. Parola di Hocine Drouiche, ex vicepresidente degli imam di Francia, dimessosi da tale carica proprio perché stanco – riporto testualmente – di sentir «ripetere che l’estremismo non esiste, che è prodotto dai mass media». Mass media che oggi raccontano che se uno assalta il Parlamento inglese è anzitutto un «ex insegnante appassionato di bodybuilding». Poi ci si stupisce se la gente, per informarsi, ripiega su blog e fonti alternative.

Giuliano Guzzo

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