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La settimana scorsa ho provato un brivido particolare, che non ricordavo d’aver sperimentato prima: quello di non poter ricevere email. Casella postale piena. Anzi, stracolma: il 147% dello spazio occupato. Qualche avviso dell’eccessivo riempimento mi era senz’altro stato recapitato, ma non ci avevo fatto caso. Risultato: mi sono trovato a dovermi liberare – alla svelta – di svariate centinaia di email. Lo so, avrei potuto salvare tutto altrove ma sul momento non ho avuto la scaltrezza di Hillary Clinton, insuperata maestra nell’arte dello svuotamento della posta elettronica. Ho così iniziato a passare in rassegna la bellezza di dieci anni di email.

Vi è mai successo? Beh, è un’esperienza. Nel mio caso è servito a riportare alla memoria gli anni dell’università, ragazze i cui dialoghi davo per dispersi, scambi epistolari brevi ma eccellenti di cui mi ero completamente dimenticato – uno, in particolare, con un potentissimo della Prima repubblica -, richieste di consigli da parte di giovani e coetanei alcuni dei quali, oggi, sono validi giornalisti e chissà se lo ricordano, di avermi scritto. Nessun messaggio, invece, da parte di qualche ammiratrice misteriosa, ma non essendo Gabriel Garko può starci. Finita l’operazione amarcord è però venuto il bello, si fa per dire. La selezione dei messaggi da rimuovere.

Un passaggio critico anche se, avendo più di ottomila email, non è stato difficile individuare quelle di cui poter fare meno. Applicando un criterio democratico, ho quindi cercato di cancellare un po’ di messaggi a ciascuno dei mittenti più ricorrenti. I soli scritti, per quanto brevi se non all’apparenza proprio insignificanti, che mi sono guardato bene dal toccare sono stati quelli di chi, nel corso di questi anni, è mancato. Perché se è vero che un’email è immateriale, è altrettanto innegabile come custodire simili messaggi possa almeno preservare ricordi e tenere aperti, almeno idealmente, dialoghi ai quali senti avresti dovuto, col senno di poi, dedicare maggiore attenzione.

Un aspetto che non passa inosservato, quando si scorrono centinaia di messaggi, sono poi i diversi modi di concludere le email: c’è chi non le firma affatto, chi ancora scrive per esteso il proprio nome e chi, invece, si limita a riportarne solo l’iniziale alimentando nei destinatari il dubbio su quale decisivo risparmio temporale possa comportare una simile operazione. Misteri del web, che forse è meglio non sapere. La cancellazione di email di sette, otto, nove anni fa, per un trentenne, ha da ultimo una funzione di congedo definitivo dalla giovinezza: ti accorgi che di tempo ne è passato. Assai. E non puoi farci proprio nulla. Fino a quando la casella postale non è parzialmente libera, e puoi tornare al 2017. Con tutti i pensieri di prima, ma più nostalgia.

Giuliano Guzzo

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