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L’altra sera, nel corso di una trasmissione televisiva, un signore – forse per legittimare la propria condizione di componente di una coppia dello stesso sesso con bambini – all’udire la parola madre, figura genitoriale negata ab origine ai figli che con il compagno si è procurato tramite l’utero in affitto, ha subito ribattuto: «La madre non esiste, è un concetto antropologico». Confesso di essere rimasto sbalordito non tanto dalla sfrenata fantasia di questo signore, bensì dall’assordante silenzio che, nello studio televisivo in questione, ha accolto una simile assurdità, sconfessata da migliaia di studi scientifici. Infatti detto, presunto «concetto antropologico», per i figli, è una garanzia sin dall’allattamento, cosa che i padri – neppure se in coppia e innamoratissimi – non sono capaci di assicurare.

Una garanzia, a ben vedere, sotto molti punti di vista: i bambini che a tre mesi lasciano il seno materno hanno un rischio triplo di deficit di attenzione e iperattività (Breastfeeding Medicine, 2013), quelli allattati invece corrono meno rischi di infezioni respiratorie ed episodi di diarrea (Lancet Glob Health, 2015) e una volta cresciuti mostrano pure migliori risultati scolastici e meno problemi socio-emotivi (J Epidemiol Community Health, 2012). Le stesse madri beneficiano dell’allattamento e, secondo recenti stime, ben ventimila morti per cancro al seno o alle ovaie potrebbero essere evitate grazie al più materno dei gesti. Tutte queste informazioni, però, è bene – converrete – tenerle ben nascoste: o volete forse che la gente s’insospettisca e pensi, rimpiombando nel Medioevo, che la figura materna sia qualcosa in più di un «concetto antropologico»?

giulianoguzzo.com

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