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Su questo film so di pareri contrastanti fra quanti la ritengono un’opera che delude le aspettative e coloro che, invece, la vedono come la definitiva consacrazione di Leonardo Di Caprio. Personalmente non mi riconosco in nessuno di questi punti di vista, da un lato perché non avevo grandi aspettative, dall’altro, perché penso che uno come di Caprio – già dopo Titanic – non avesse più bisogno, Oscar o non Oscar, di consacrazioni. The Revenant, in breve, è la storia romanzata di Hugh Glass (1783–1833) è stato un cacciatore, esploratore e guida statunitense divenuto leggendario per essere sopravvissuto prima all’attacco di un orso grizzly, che lo ferì a torso, braccia, gambe e viso, e poi all’abbandono dei compagni, che credendolo in fin di vita lo costrinsero a vagare solitario per oltre trecento chilometri – dolorante, stretto nella morsa del freddo e preda di diversi scontri con gli indiani – fino a Fort Kiowa nel South Dakota. Rispetto alla vera vita di Glass il film di Alejandro González Iñárritu – candidato ai Premi Oscar 2016 per ben 12 statuette – contiene molteplici imprecisioni o aggiunte di vicende delle quali non si ha testimonianza storica. Detto questo, ritengo The Revenant un film spettacolare, riuscito, intensissimo.

L’incredibile vicenda del protagonista – la cui interpretazione ha richiesto a Di Caprio diverse prove davvero estreme, dalla sveglia alle tre del mattino con almeno quattro ore di trucco a scene recitate, si dice, a 40° sotto zero, cosa che lo ha fatto ammalare più volte – non può non attirare l’attenzione dello spettatore verso quella che, senza mai momenti di vera tregua, ha insieme tutta la durezza di una maledizione e tutto il fascino di un’odissea. Senza anticipare altro di questo film – girato per lo più in Canada, con paesaggi di montagna gelidi e al tempo stesso incantevoli – si può dire questo: a spingere Glass a sopravvivere, quando tutti lo avevano abbandonato, è stata in prevalenza la vendetta. Questo è un dato storico che la pellicola elabora a suo modo ma sul quale sostanzialmente non ci sono dubbi. Ebbene, sia nella storia vera sia nel film – anche se per motivazioni diverse – il desiderio di vendetta non verrà mai saziato del tutto. Il che potrebbe sembrare deludente, anche se in realtà non si tratta di una rassegnazione. Il protagonista interpretato da Di Caprio, infatti, si lascia alla fine guidare da un’alta consapevolezza: «La vendetta è nelle mani di Dio». E non solo quello, viene da commentare guardando le prove a cui Glass è riuscito a sopravvivere.

Voto: 8.

giulianoguzzo.com

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