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Si può arrivare da offendere la madre di una vittima del terrorismo solo per il suo velo? Stando a quanto accaduto a Latifa Ibn Ziaten, il cui figlio – paracadutista dell’esercito francese – l’11 marzo 2012 è morto per mano del franco-algerino Mohammed Merah, pare di sì. La donna, infatti, franco-marocchina di cinquantacinque anni, nei giorni scorsi, al Parlamento di Parigi, stava iniziando a tenere un intervento in occasione di un convegno sulla laicità quando è stata raggiunga da diversi fischi. Proprio così: fischi che le sono stati rivolti perché, come detto, la signora, fondatrice fra l’altro dell’Associazione per la Gioventù e la Pace, indossava il velo. Fischi di chi? Salvini? Meloni? Qualche seguace delle Le Pen? Ma no: altrimenti la notizia, contateci, sarebbe rimbalzata ovunque su giornali e telegiornali. Gli autori dello squallido gesto – stando a diverse testimonianze – erano simpatizzanti d’area socialista.

Questa, in particolare, la versione di David Perrotin, un giornalista presente sul posto che su Twitter ha riportato in diretta ciò che stava accadendo cinguettando quanto segue: «Latifa Ibn Ziaten, fischiata oggi da alcuni socialisti per il suo velo durante una conferenza sulla laicità all’Assemblea Nazionale». Se costui riferisce il vero – e non ci sono ragioni per non credergli – conviene, andando oltre alla comprensibile indignazione, ricordare che episodi simili (ma, prima che qualcuno gridi all’islamofobia, se ne potrebbero citare altri rivolti ai cristiani) sono la più lampante dimostrazione di quel disprezzo laicista del quale, ahinoi, l’Europa è oggi infestata. Gente che non credendo in nulla – o credendo ormai a tutto, ironizzerebbe il buon Chesterton (1874-1936) – trova incomprensibile che ci sia ancora chi crede in Qualcosa e, senza occultare vigliaccamente i simboli della propria fede, ne rende pubblica testimonianza.

Di qui l’irrisione, di qui l’inciviltà, di qui i fischi. Come se fossero le religioni le responsabili di tutti i mali e milioni di morti, nei decenni scorsi, non fossero farina del sacco di regimi politici dichiaratamente atei oppure solo strumentalmente e tangenzialmente impastati di religiosità. Come se il Terrore non fosse figlio diretto della Rivoluzione francese, della lama laicissima delle sue ghigliottine. Sia chiaro, dicendo questo, che il buonismo non piace a e qui non s’intende certo, con riferimento all’attuale fase storica, né negare le difficoltà del mondo islamico a respingere con forza le proprie degenerazioni né minimizzare il regresso, sapientemente nascosto dal paravento dei “nuovi diritti”, di quello occidentale. Ma altre ipocrite lezioncine sui «nostri valori» da parte di un laicismo i cui più accesi (o forse solamente meno ingessati) tifosi arrivano a spernacchiare madri alle quali i terroristi hanno tolto figli, ecco: anche no. Basta così.

giulianoguzzo.com

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