presepe

 

 

 

 

 

 

Trovo molto appassionato, identitario e condivisibile l’attaccamento che le polemiche di questi giorni hanno progressivamente risvegliato nei confronti del Presepe, riscoperto, e non solo in ambito scolastico, come simbolo religioso irrinunciabile quale certamente è in particolare per gli Italiani dal momento che la tradizione, come si sa, ha radici antiche dal momento che risale a San Francesco il quale – ottenuto il placet di papa Onofrio III – ne costruì il primo “ufficiale” a Greccio, piccolo paese laziale, nel 1223. Trovo anche bello, da cristiano, che questo ritrovato e pacifico attaccamento al simbolo natalizio per eccellenza abbia visto in prima linea più i laici dei religiosi, i quali si sono limitati, dove e quando lo hanno fatto, a prese di posizione non sempre convinte.

A differenza di quanti, magari meno sprovveduti di chi scrive, considerano questa del Presepe solo una moda volgare e passeggera o, peggio, puramente propagandistica per accrescere i consensi del politico di turno, propendo insomma per una iniziativa positiva perché sincera. Proprio per questo oso rivolgermi a quanti, a vario titolo e in diversi modi, stanno difendendo il diritto del Presepe – e quindi inevitabilmente di Gesù Bambino – di occupare lo spazio pubblico. Ecco, a voi difensori del Presepe rivolgo anzitutto, per quel che vale, un ringraziamento perché la vostra mobilitazione – sia essa politico-amministrativa, culturale o solo sui social media – offre confortanti segnali, tanto più in una fase storicamente molto delicata, a quanti temono un appiattimento incolore.

Detto questo, non si può non rivolgervi l’invito ad accettare tutte le sfide che il Presepe comporta. La prima delle quali è anzitutto sfida per la Vita dal momento che sarebbe umanamente – ancora prima che cristianamente – assurdo da un lato battersi per l’icona di Gesù Bambino appena nato e, dall’altro, rimanere indifferenti all’aborto volontario che ogni giorno, non ogni anno, impedisce, qui nella nostra Italia, a trecento e oltre bambini di venire al mondo. Se infatti il Presepe, come pare incontestabile, testimonia la radiosità dell’umanità che accoglie un Bambino, come non vedere l’angosciante vuoto che ogni giorno purtroppo circonda tantissime donne, peraltro spesso molto giovani, alla notizia di una loro gravidanza? La difesa del Presepe è anche difesa di Maria e, con Lei, di tutte le altre giovani madri.

Una seconda non meno importante implicazione della difesa del Presepe è quella delle radici cristiane che questo simbolo così potentemente evoca: non possiamo continuare a scoprirci cattolici ogni tanto, a corrente alternata o quando si avverte quasi una concorrenza fra diverse confessioni religiose perché il Cristianesimo è molto di più di una semplice alternativa all’Islam e, a ben vedere, molto più di una semplice religione: è la Cosa più bella che ad una persona, anzi ad ogni persona possa capitare, è l’Incontro immeritato e gratuito e perfino difficile da raccontare, per la sua Bellezza, con quel Bambino che, benché ancora nella propria culla, già emana verso chiunque una Pace ed una Gioia che il frasario più esteso fatica grandemente a descrivere.

Ecco che allora la difesa del Presepe – terza implicazione – comporta l’umiltà di accorgersi di quel Bambino, Re al cospetto del quale tutti i potenti sono indistinguibili dagli altri. Sarebbe pertanto bello, e non è da escludere che accada, che i promotori del Presepe nelle scuole possano divenire anche testimoni di Gesù nella Vita. Perché la verità più grande di questo simbolo, in fondo, è proprio Lui appena nato, che naturalmente ancora non parla ma è già in grado di commuovere tutti quelli che comprendono quale immenso Dono Dio abbia fatto ad un’umanità le cui tecnologie le hanno consentito ormai di esplorare pianeti lontani ma la cui presunzione le impedisce di notare la propria perdurante miseria. Una miseria profonda come una voragine e che, per motivi misteriosi e al tempo stesso evidenti, solo il Bambino al centro del Presepe può colmare.

giulianoguzzo.com

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