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Chi scrive non è un tifoso del Dottore: mai stato. Anzi, posso dire di aver tifato a lungo l’antipaticissimo Max Biaggi. Perché dirlo? Per evitare che qualcuno prenda queste come le righe autoconsolatorie di uno degli innumerevoli seguaci del campione di Tavullia, quali certo non sono. Tuttavia, dato che il tifo e l’onestà sono cose diverse – spesso anche molto diverse – non posso sottrarmi, a poche ore dalla gara di Valencia, ad un pensiero che mi viene spontaneo: il vincitore è Valentino Rossi, ha già vinto lui. Ed ha già vinto – a prescindere da quanto accadrà in pista oggi – per tanti motivi. Anzitutto, perché molto banalmente è ancora lì, a giocarsela: stiamo parlando di un fenomeno che duella alla grande con gente che ha diversi anni, in tanti casi più di dieci, in meno dei propri; già questo, di per sé, è incredibile. Ma soprattutto si parla dell’unico che all’inizio di questa stagione motociclistica non aveva – per tutto quello che ha già dato e vinto – nulla da dimostrare: eppure lo ha fatto, anzi lo sta facendo dimostrando una dote più rara ancora, forse, del talento: il coraggio.

Sì, perché ci vuole veramente coraggio, oggi, a presentarsi in pista. Ci vuole coraggio a provare comunque a giocartela quanto le statistiche sono contro di te e quando senti, ancora prima di quello della marmitta del tuo bolide, l’odore di una sconfitta che solo un miracolo può risparmiarti. Ci vuole coraggio a presentarsi là, in fondo alla griglia di partenza, quando sei convintissimo – e con te, milioni di altri – di aver subito un torto clamoroso da parte di un geniale pivello, Marquez, che è riuscito a farti perdere insieme la pazienza e forse un Mondiale. Ecco, questo coraggio Valentino Rossi lo sta avendo. E basta questo, prima ancora dell’esito della gara di oggi, per riconoscere che ci si trova di fronte ad un Campione in mezzo, nella migliore delle ipotesi, a campioni e campioncini. Perché dei tanti modi che ci sono per scrivere la Storia di uno sport – e il Dottore, del suo, ne ha già scritta parecchia – è chi riesce, nonostante non sia più un ragazzino, a tentare il (quasi) impossibile che arriva prima di tutti gli altri nei cuori dei tifosi. Compresi, come nel mio caso, quelli di chi ha sempre avuto simpatie diverse.

giulianoguzzo.com

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