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Giovani con tanti, tantissimi, troppi eroi: quindi senza eroi. Si potrebbero riassumere così i contenuti di Teen’s Voice: miti e valori dei giovani tra scuola, società e lavoro, la ricerca presentata ieri al Senato della Repubblica da Campus Orienta – Il Salone dello Studente e dall’Università La Sapienza. L’indagine – svoltasi durante le undici tappe de Il Salone dello Studente, dando voce a 2.041 studenti di età compresa fra i 17 ed i 18 anni – aveva tra gli altri lo scopo di verificare quali fossero i miti dei giovani di oggi.

Le prime risposte ottenute sono state, in ordine decrescente di preferenza, le seguenti: Nelson Mandela (6%), Ghandi (5%), Rita Levi Montalcini (4,6%), Steve Jobs (4,3%), Martin Luther King (3,3%), Roberto Benigni (2,6%), Giovanni Falcone (2,1%), Albert Einstein (1,8%), Sigmud Freud (1,3) e Barack Obama (1,3%). Una classifica dalla quale è possibile ricavare almeno tre osservazioni forse non così scontate. La prima riguarda la presenza di una sola donna, Rita Levi Montalcini (1909–2012), elemento che farà gridare qualcuno al maschilismo ma che in realtà ha una spiegazione assai semplice.

Infatti, se il 97% dei ragazzi ha individuato un modello maschile, solo il 28% delle ragazze ne ha scelto uno femminile; a sua volta il dato potrebbe essere spiegato con la prevalenza istituzionale e di visibilità dei grandi personaggi maschili sui femminili, ma – posto che sia davvero un dato allarmante – di certo non può essere liquidato come un esempio di dominio dei maschi sulle femmine dato che, appunto, sono state anche, se non proprio ragazze a decretarlo. Altro elemento interessante della ricerca: nella top ten (dove mancano miti sportivi), solo due sono viventi, Benigni e Obama, con preferenze che assieme non arrivano al 4%.

Quindi più del 96% dei ragazzi interpellati non considera di avere un mito vivente: non è poco, anzi questo conferma un forte disorientamento generazionale. Disorientamento che trova un ulteriore riscontro – terzo dato rilevante – scorrendo l’elenco totale dei miti indicati dal campione: 580 i personaggi-modello, su poco più di 2.000 giovani interpellati. Come già evidenziato, il più popolare, Nelson Mandela, gode di appena il 6% delle preferenze, circondato da una folla di centinaia di altri. La generazione accomunata incredibilmente dallo smartphone e da Facebook è radicalmente divisa se deve indicare un punto di riferimento.

A tal proposito è da segnalarsi anche un elemento curioso: l’assenza, nella top ten, di Papa Francesco. Un’assenza inattesa alla luce della popolarità, comunque alta – anche se leggermente in calo come i lettori di questo blog sanno –, del Pontefice argentino, e che ha almeno due spiegazioni. La prima riguarda il campione, che – da quanto è dato sapere – non sembra essere rappresentativo dell’intera gioventù italiana; la seconda è che l’aspetto religioso è sempre più interpretato, come i sociologi sostengono da decenni, come fatto privato, di conseguenza il dichiarare la propria ammirazione anzitutto per un Papa potrebbe apparire ai giovani poco spontaneo.

Tornando all’assai estesa pluralità dell’insieme degli idoli giovanili, educatori e genitori dovrebbero – insieme in realtà a tutti noi – riflettervi con attenzione poiché denota una frammentazione che non può non preoccupare descrivendo un individualismo che ha negli stessi miti generazionali, ormai, un riflesso. Perché se da un lato l’idea che molti giovani abbiano molti idoli può rallegrare quanti credono alla bellezza della diversità, dall’altro l’idea che ciascuno abbia il proprio personale idolo è indice di un’incapacità di condivisione che non può non destare preoccupazione. Per i giovani naturalmente,e per il futuro dell’intera società.

giulianoguzzo.com

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