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«Un piccolo passo per colmare il grande vuoto che da anni incombe su un tema etico come il trattamento di fine vita: i pazienti dell’ospedale di Trento da qualche tempo possono indicare ai medici se, in caso di un precipitare delle loro condizioni, dare l’ok a trattamenti come l’alimentazione forzata o la ventilazione artificiale. Se non si tratta di un «testamento biologico» giuridicamente valido è comunque qualcosa che gli si avvicina molto». Questi gli odierni toni entusiasti del sito del Corriere della Sera sul registro provinciale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) istituito in Trentino.

Interessante è osservare come il portale internet del principale quotidiano d’Italia, nell’incensare a mo’ di spot l’iniziativa volta «a colmare il grande vuoto che da anni incombe su un tema etico come il trattamento di fine vita», ometta quello che i lettori di questo piccolo blog da ieri sanno, e cioè che in sei mesi si sono raccolte appena sei adesioni al registro trentino sulle Dat: un clamoroso flop. Che però, benché non sia affatto un segreto – ne hanno parlato tutti i quotidiani locali, L’Adige e Il Trentino, e persino l’edizione cartacea locale del Corriere del Trentino (13.9.2015, p.2) – al Corriere.it si guardano bene dal riferire, tacendo pure che il registro esiste dallo scorso mese di marzo. Chissà come mai.

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