testamento

 

 

 

 

 

«Sono sei malati di Sla i primi pazienti che hanno affidato le proprie volontà all’azienda sanitaria della provincia di Trento per decidere – in piena autonomia – quali scelte prendere quando non saranno più in grado di esprimere la loro volontà» (Il Trentino, 13/9/2015, p.17). La notizia diffusa ieri in provincia di Trento è stata più esplosiva di quanto si potesse pensare. Già, perché il registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) – atti sul cui valenza giuridica, in assenza di disciplina statale, si potrebbe discutere a lungo – in Trentino è stato istituito lo scorso mese di marzo: il che significa che viene sottoscritta, sì e no, una Dat al mese.

Scusate, ma non era una priorità inderogabile? La disponibilità del “testamento biologico” non costituiva forse un traguardo di civiltà, un’irrinunciabile frontiera di progresso? I diritti non si pesano statisticamente, replicheranno i fautori di questo strumento in teoria garante dell’autonomia dei pazienti, in pratica interesse di pochissimi, come l’esperienza trentina, in linea con altre, non fa che confermare. Naturalmente la colpa di detto insuccesso, viene lasciato intendere, è dei cittadini immaturi, che non si decidono a sottoscrivere le proprie Dat: «ma il registro (istituito a marzo) è aperto a tutti», scrive infatti il citato quotidiano, quasi a sollecitare, appunto, una rincorsa collettiva ai registri finora deserti. Staremo a vedere.

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