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Questo pomeriggio nell’incantevole città di Venezia sfilerà, con prevedibile copertura mediatica, la Marcia degli Uomini Scalzi, ossia il meglio del Paese, personaggi famosi – fra i firmatari dell’appello vi sono Gad Lerner, Saviano, Lucia Annunziata – e gente qualunque, tutti decisi a chiedere «corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature», «accoglienza degna e rispettosa per tutti», «chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti» nonché, dulcis in fundo, la creazione di «un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino».

Tutto bellissimo, probabilmente pure troppo rispetto a quanto è possibile realizzare, eppure – anche se i superiori Uomini Scalzi difficilmente, oggi, si porranno il problema – qualcosa non torna, nel flusso migratorio incessante sulle nostre coste. Sia chiaro: non si dubita, qui, né della serietà del fenomeno, costato purtroppo la vita già a migliaia di persone annegate, donne e bambini inclusi, né della sua portata drammaticamente epocale; le criticità riguardano, più in generale, alcuni aspetti oscuri, uno in particolare: chi paga?

No, state tranquilli: non si vuole insistere sulla ormai scontata polemica dei trenta, trentacinque euro giornalieri per il mantenimento dei migranti in Italia. Il conto cui si allude riguarda i viaggi dalle coste africane e non solo, che ammonterebbero da 7.000 euri fino, in alcuni casi, al doppio. Come possono dunque dei disperati sborsare cifre simili agli scafisti? L’ipotesi avanzata dalla professoressa Anna Bono, docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, è che a partire per l’Europa sia anzitutto la meglio gioventù africana, saldamente «al di sopra della soglia di povertà» (Il Giornale, 1/9/2015).

Altri – per esempio l’austriaco InfoDirekt, periodico vicino alle forze armate –, oltre a denunciare appunto che i 3.000 euro di cui solitamente riferiscono i media non corrispondono neppure alla metà delle vere tariffe degli scafisti, avanza l’ipotesi che a favorire, sovvenzionandoli, i trafficanti di esseri umani vi siano perfino manine internazionali e mondialiste (Info-direkt, 13/8/2015). Sia come sia, è certo che sul flusso di migranti sappiamo meno di quanto si pensa, anche perché uno sbarcato su tre – ha dichiarato la direttrice del servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato – addirittura «rifiuta di essere identificato una volta sbarcato in Italia» (Il Tempo, 10/9/2015).

Ciò non significa – per prevenire ovvie obiezioni – che l’accoglienza sia cosa brutta, che quanti sbarcano in Italia siano milionari travestiti da poveracci o altro: significa solo che sui migranti e sbarchi, rispetto a come vogliono vendercela, la realtà è più complessa, che appare sconsigliabile soffermarsi sui soli profughi siriani, da noi pochi e pronti a svignarsela (dei 6.546 siriani sbarcati in Italia nel 2015, appena 155 hanno fatto richiesta d’asilo qui), e che conviene invece interrogarsi su questo fenomeno epocale e non farsi bastare la rappresentazione. «Se hai trovato una risposta a tutte le tue domande – osserva Oscar Wilde (1854-1900) – vuol dire che le domande che ti sei posto non erano giuste».

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