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La decisione di definire le unioni civili “formazioni sociali specifiche” – che, conoscendo l’andazzo, potrebbero diventare presto F.s.p. – ha amareggiato non poco il mondo Lgbt: «In effetti la definizione non è entusiasmante, ma rimanenella premessa la dicitura Unioni Civili», commenta sul proprio profilo Facebook, nel tentativo di arginare la delusione, Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay. Coloro che più di tutti, però, dovrebbero sentirsi offesi da questa mossa, sono i contrari al riconoscimento delle unioni civili e, in particolare, i cattolici.

Per due ragioni, una più legata all’attualità e l’altra di carattere storico. La prima è dovuta al fatto che questa espressione “formazioni sociali specifiche” è farina del sacco proprio dell’area cosiddetta cattolica del Partito Democratico che, pur di non far affondare l’istituto delle unioni civili ha pensato bene di cambiargli il nome. Ma le parole dicono fino ad un certo punto del male reale che poi effettivamente nascondono: anche Little Boy, per dire, sarebbe un nome simpatico, non fosse stato quello della bomba atomica.

Un secondo motivo, stavolta di carattere storico, per cui i cattolici – e più in generale coloro che si riconoscono come pro-life – farebbero bene a diffidare dell’espressione “formazioni sociali specifiche” è che sono decenni che si fanno prendere per i fondelli a suon di giri di parole. Come non ricordare l’aborto procurato, divenuto prima interruzione volontaria di gravidanza e quindi Ivg? Non si tratta di cosa di poco conto, se si pensa che detta manipolazione linguistica venne denunciata nientemeno che da san Giovanni Paolo II (1920-2005): Evangelium Vitae, n. 58.

E con la fecondazione extracorporea sbrigativamente definitiva Fivet, come la mettiamo? E l’utero in affitto, che si vorrebbe sempre più definire Gestazione Per Altri, quindi Gpa? Il giochino è insomma sempre quello e puntualmente, in molti, ci cascano. Per cui, se da un lato bene fanno – dal loro punto di vista – i militanti gay che aspirano alle nozze a dichiarare di sentirsi presi in giro dall’espressione “formazioni sociali specifiche”, dall’altro i primi a protestare dovrebbero essere proprio i cattolici, i quali invece crederanno d’aver vinto la battaglia per la famiglia per il semplice fatto che, pure lei, ha cambiato nome: ora si chiama “mediazione politica”.

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