fotovergogna

 

 

 

 

 

 

Le pellicole dell’orrore sono qualcosa di meglio. Sì, d’accordo, ci sono il sangue, la paura, la morte: ma è solo finzione e, alla fine, scorrono i titoli di coda. Le foto del corpicino di un bambino di appena tre anni, il siriano Aylan, morto annegato mentre con altri migranti, da Bodrum, cercava di raggiungere Kos, sono invece spietatamente vere. E alla fine nessun titolo di coda, nessuna pubblicità, null’altro se non l’imbarazzo di essere testimoni di un dramma che comunque, a dirla tutta, non è neppure solo europeo (sono le autorità canadesi, pur sollecitate da una parente che si trova là, ad aver negato il visto alla famiglia del piccolo).

Ma ora non è il tempo di dividersi colpe, bensì di unire le responsabilità e di chiederci cosa vogliamo fare e, soprattutto, cosa vogliono fare i nostri cari governanti europei per decidersi da un lato ad aiutare i veri profughi di guerra (nel Paese di Aylan, dal marzo 2011 c’è un conflitto costato la vita a più di 215.000 persone) e, dall’altro, per arginare un fenomeno – quelli dei flussi di migranti – che, ammenoché non si voglia fare dell’Europa un’immensa tendopoli, non ha reali soluzioni se non quelle che possono essere adottate nei Paesi da dove i disperati scappano, sognando un Continente delle meraviglie che non esiste più. Soluzioni troppo complesse? Forse.

Ma il problema è complesso e le ricette facili non bastano, altrimenti ci toccheranno altre foto della vergogna. Che è vergogna non solo per quel corpicino esanime e per le responsabilità che evidentemente interpella, ma anche per un sistema mediatico che adesso – dal Guardian al New York Times – piange il syrian boy ma non si sa bene perché, dato che il circuito mediatico è attraversato da tante logiche, com’è noto, fuorché da quella del caso. Così, mentre c’è da sperare che Aylan non diventi un cinico pretesto per secondi fini né preda della solita ricerca di audience, non resta che pregare e ripeterci quelle due parole – mai più – che già sappiamo false. Una simile bugia coprirà la vergogna? Probabilmente no ma al momento, purtroppo, non abbiamo alternative.

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