La concessione eccezionale da parte del Papa, in occasione del solo Giubileo, della facoltà di assoluzione del peccato di aborto volontario a tutti i sacerdoti – al di là dei soliti tentativi di manipolazione giornalistica – pare positiva per più ragioni. Prima di tutto perché è verosimile che molti, specie fra i più giovani, neppure sapessero che l’aborto è un atto talmente grave che non tutti i sacerdoti possono, neppure dinnanzi a pentimento sincero, impartire l’assoluzione: da questo punto di vista, non solo la scelta del Santo Padre nulla toglie alla gravità del fenomeno abortivo, ma la sottolinea nuovamente. Quanti e soprattutto quante, fino ai ieri, erano al corrente del fatto che, per l’assoluzione del peccato mortale di aborto, toccava rivolgersi – e così, dopo il Giubileo, tornerà ad essere – al penitenziere vescovile o, per antico privilegio (anche se quasi nessuno lo scrive), ai frati degli ordini medicanti?
C’è inoltre, strettamente legata all’informazione ribadita, un’altra ragione per cui la decisione papale per l’Anno Santo della Misericordia, che inizierà l’8 dicembre per terminare il 30 novembre 2016, appare apprezzabile e riguarda l’intenzione, espressamente dichiarata dal Pontefice, di voler far sì ci renda conto della gravità dell’aborto, vissuto «da alcuni – denuncia Francesco – con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta». Ecco che allora questo provvedimento – nel quale vi sono pure un’amnistia per i carcerati e una precisazione circa il fatto che il sacramento della Riconciliazione sarà valido per quanti frequentano le liturgie officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X – suona come richiamo, più che a regole derogate, ad un crimine del quale quasi tutti gli Stati, rendendolo legale, si rendono oggi complici, ma che la Chiesa non cessa di condannare.
Un ulteriore ma non meno rilevante motivo per cui la temporanea estensione di potestà voluta da Papa Francesco appare positiva concerne quante, in ragione di questa, decideranno di prepararsi al sacramento della Riconciliazione. Intendiamoci: le code, si fa per dire, che oggi chiunque incontra davanti ai confessionali lasciano immaginare che non sarà numericamente impressionante il numero delle donne che, durante il Giubileo, si recheranno dai sacerdoti a confessare uno o più aborti. Tuttavia il Cristianesimo e il marketing, anche se a qualcuno forse sfugge, sono due cose radicalmente diverse, e se anche solo una donna (ma saranno molte di più) in conseguenza della scelta del Papa si decidesse a confessare il proprio peccato di aborto, magari ricuperando una certa regolarità col sacramento della Riconciliazione, il bene realizzato sarebbe comunque enorme. La logica umana tutto ciò non lo coglie, ma con chi orienta il proprio sguardo con gli occhi della fede sa che si festeggia anche per una sola anima.

Ottimo articolo, sono d’accordo su tutto, in particolare sul fatto che ricordare che esiste il perdono è solo un modo “leggero” di ricordare che esiste il peccato.
Per carità, chi di noi non ha mai sbagliato o peccato nel corso della propria esistenza. Però mi chiedo: può essere perdonato tutto, anche lo sbaglio fatto in maniera intenzionale, come può essere ad esempio un omicidio?
L’articolo dice che c’é molta inconsapevolezza sull’aborto tra i giovani, o perlomeno inconsapevolezza della sua gravità, e che come peccato lo si potrebbe perdonare. Forse é davvero così, e penso derivi soprattutto da una concezione distorta e irresponsabile che oggi hanno della sessualità, troppo libera e sulla quale c’è ampia tolleranza da parte dei genitori di questi giovani, che dovrebbero educarli alla castità, quantomeno da minorenni, poi da maggiorenne ognuno é responsabile delle proprie azioni, e anche del proprio corpo.
Questo grave crimine chiamato aborto, può essere evitato non solo evitando il concepimento, ma soprattutto attraverso l’astinenza dai rapporti sessuali, specie quelli occasionali, ma ma nessun vescovo o cardinale lo dice, perché questa Chiesa post-conciliare e progressista (priva di autorità morale) teme di non essere abbastanza “al passo coi tempi”, se parla di sesso dopo il matrimonio.
Vien da chiedersi quanto perdonabile possa essere chi ha praticato l’aborto come se fosse un mezzo contraccettivo, che é quello che é accaduto nella maggior parte dei casi in Italia dal 1978 ad oggo con la 194. Potrebbe essere comprensibile e perdonabile, la decisione di sopprimere un feto a seguito di uno stupro oppure per malformazioni, ma l’aborto come strumento per “non avere figli” (il bimbo in grembo é vita dal suo concepimento quindi il figlio é già fatto), mi sembra un qualcosa di abominevole e meschino.
Di sicuro perdonare o meno un fatto peccaminoso, o giudicarlo tale, non spetta né al papa, né ai vescovi, né ai sacerdoti, né a nessuno di noi che vive sulla Terra, ma al Padre Eterno, l’unico vero Giudice di tutti noi.