49891-salvini

 

 

 

 

 

Dei tanti dibattiti seguiti alle elezioni regionali, il più interessante è a mio avviso quello su flussi e composizione dell’elettorato, aspetto sul quale l’Istituto Demopolis ha realizzato un’accurata indagine scoprendo che: su 100 elettori che avevano votato Pd alle europee 62 l’hanno fatto alle regionali e 30 si sono astenuti; stessa musica per il M5S: su 100 che lo votarono alle europee 60 l’hanno rifatto e 29 si sono astenuti. La Lega invece non solo ha mantenuto maggiormente l’elettorato, ma l’ha diversificato: su 100 elettori alle regionali, meno della metà (40) l’avevano già votata alla europee, gli altri provengono rispettivamente da Forza Italia (33), dal M5S (8), persino Pd (5) e i rimanenti vengono da altre liste, incluso – udite, udite – il partito più blindato d’Italia: gli astenuti.

Liberissimi allora di criticare Salvini sulle cui proposte, specie alcune – penso alla prostituzione regolamentata –, nutro del resto anche io qualche riserva, tuttavia ostinarsi a liquidarlo come un incapace, e per di più pericoloso, non aiuta a comprendere né lui né i tanti che lo sostengono. Fossi nei suoi rivali, evitando lamentele non proprio originalissime contro il populismo e l’elettorato del Carroccio, che come si è poc’anzi visto risulta sempre più multiforme e sempre meno classificabile, inizierei a lavorare sulla loro comunicazione politica, dalla semplificazione del linguaggio – opzione che non implica inevitabilmente il ricorso a volgarità – alla scelta dei “volti” da inviare nei dibattiti, la cui giovane età non è, da sola, garanzia di bravura. Anche qualche attenzione in più alla pressione fiscale e al problema della sicurezza, senza per forza sovrapporsi al programma leghista, non guasterebbe.

Annunci