Ho visto il battibecco fra Venditti a Salvini e mi sono tornati in mente quelli non meno accesi fra Frankie hi-Nrg e Sallusti o fra Fedez e Gasparri. Ovviamente i suddetti cantanti, al pari di molti altri spesso invitati in televisione, sono sostanzialmente tutti dalla stessa parte: il politicamente corretto. E dire che ce ne sarebbero, anche a sinistra, di artisti fuori dal coro, penso su tutti all’immenso Francesco De Gregori, uno che ebbe il coraggio di denunciare l’«accanimento sulla vita privata» ai danni di Berlusconi da parte della magistratura, oggi critico sul ’68 e che – secondo il critico musicale Paolo Vites, che lo conosce bene – è pure «su posizioni convintamente antiabortiste». Ma di gente libera come De Gregori i mass media non sanno che farsene, mentre sono più che graditi cantautori, musicisti e rappers che vorrebbero un Paese senza frontiere ma si rifugiano in ville con cancelli invalicabili, che si battono per l’autodeterminazione e al tempo stesso per la liberalizzazione di quelle sostanze cosiddette “leggere” che sono la negazione stessa della libertà. Come mai quindi loro, i cantanti guru, non mancano mai? Un’ipotesi più che attendibile – e che mi pare conforme ai tempi televisivi, sempre stretti – è che abbiano tutti lo stesso pensiero. Apparente.

Venditti é apprezzabile solo come artista, ma con le sue posizioni politiche non fa che rovinare la sua immagine. É sempre stato un “sinistroide”, legato a quell’ambiente della sinistra radical chic per la quale io personalmente ho molta allergia, per cui le sue posizioni non mi sorprendono affatto.
La politica la lascino fare ai politici (ammesso che ve ne siano), i cantanti come lui facciano solo musica.
È più apprezzabile il colore e il taglio di capelli che la sua musica!