renzi

 

 

 

 

 

 

Il risultato più lampante di queste regionali è senza dubbio il ridimensionamento delle ambizioni renziane. Lo conferma una fonte insospettabile come L’Espresso secondo cui, per il Pd, «i risultati delle elezioni locali sono ben lontani da quel 40,8 per cento raggiunto alle europee», col partito che così bruscamente «torna nei vecchi confini bersaniani». Purtroppo per il premier la fine dell’ondata democratica non può essere ricondotta all’astensionismo, come dimostra l’affluenza ridicola anche in regioni – si pensi al 48,2% della Toscana – dove il Pd ha stravinto. Né può, Renzi, prendere atto della battuta d’arresto del suo dominio chiamando in causa la formidabile abilità dell’opposizione, che salvo eccezioni rimane sostanzialmente frammentata.

Il solo aspetto che può attenuare le preoccupazioni renziane sta nel fatto che chi governa quasi mai, per intuibili ragioni, riesce a non perdere consensi o anche solo a preservarli. Questo tuttavia certamente non consente all’ex sindaco di Firenze di dormire sonni tranquilli perché ora che il mito della sua invincibilità – sorto in seguito alle ultime europee e ad operazioni politiche che l’hanno incoronato vincitore, prima fra tutte l’elezione di Mattarella – vacilla, l’opposizione, soprattutto il centrodestra, potrebbe finalmente riorganizzare le proprie file dato che Salvini ha capito che una pur rigenerata Lega, da sola, non potrà mai governare il Paese, così come Berlusconi, pronto – pare – a lanciare un nuovo partito, sa che senza Salvini, oggi, non va da nessuna parte. In attesa che tutto questo accada, bentornato sulla Terra, Matteo.

Annunci