mamma

A pochi giorni dalla festa della mamma, pare opportuno ritornare sull’argomento anche per riflettere e per chiarire fraintendimenti ed ambiguità che potrebbero rivelarsi pericolose. Ci si riferisce, in particolare, all’equivoco secondo cui, per uno stesso figlio, potrebbero esservi più “mamme” in alternativa a quell’unicità della figura materna che da sempre conosciuta e apprezzata. E’ quanto potrebbe trasparire, per esempio, dalla lettura di un recente intervento del dottor Spadafora, primo Presidente dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza in Italia, spiazzante già dal titolo: di mamma non ce n’è una sola. Il cuore dell’editoriale del Garante è rintracciabile nell’enfatica descrizione di una sorta di pluralismo della maternità che caratterizzerebbe il contesto odierno: «Quante mamme “diverse” dall’immagine da Mulino bianco o da pasta Barilla, ci sono oggi: mamme single con difficoltà economiche, mamme in carcere, mamme di mariti reclusi (e dunque sole con i bambini), mamme lesbiche, mamme cadute in percorsi di dipendenza, mamme di famiglie allargate, mamme che arrivano da noi sbarcando sulle nostre coste, magari con una bambina partorita sul barcone dei disperati come è successo qualche giorno fa, mamme, mamme… sempre e comunque mamme».

Ora, non saremo noi a fare l’apologia della mamma perfetta, sempre che esista. Non saremo noi neppure ad evocare l’icona di una famiglia fantastica, priva di ogni tensione. Non saremo noi, insomma, a credere alle favole, tanto meno a proporle. Detto questo – e senza voler insegnare uno “stile educativo” a nessuna mamma, anche perché ben poche ne avrebbero bisogno -, occorre però intendersi su un aspetto fondamentale: la mamma è una sola. E’ cioè vero che sarebbe sbagliato dimenticare (chi lo sta facendo?) donne che si trovano a crescere i loro figli in condizioni straordinarie e difficili, ma questa consapevolezza non deve offuscare la verità dell’unicità materna magari per legittimare pratiche, fra le righe, quali l’utero in affitto. Del resto, al di là del dato di buon senso – già ampiamente sufficiente ad orientarci su questo versante -, la scienza è oggi in grado di rilevare come, ancora prima della nascita, un figlio faccia registrare specifiche variazioni cardiache quando ascolta la voce della madre (Developmental Science, 2011). Sappiamo inoltre che, nel grembo materno, un figlio già intrattiene una vita relazionale (Neuroendocrinology Letters, 2001), essendo in grado di memorizzare, fra le altre, proprio la voce di sua madre (Acta Paediatrica, 2013). Siamo quindi in grado di affermare come il rapporto fra madre e figlio sia evidente già prima del parto. Questo significa che, prima di vedere la luce ed apprendere ogni cosa, ciascuno di noi già lo sa: la mamma è una sola.

E’ talmente vero che i neonati imparano questa parola – mamma – quasi spontaneamente. Infatti “mamma” – come notò già la psicanalista russa Sabina Spielrein (1885-1942) – è un termine che ricorre con impressionante somiglianza in praticamente tutte le lingue: dal russo mama al francese maman, dal tedesco mama all’ucraino maty (ma anche màmo) al greco mama. Una somiglianza riscontrabile anche per il termine “papà”, che si spiega col fatto che, coi suoi primi suoni e vocalizzi, il neonato familiarizza anzitutto con le consonanti p (o b) e m. Mamma è quindi una parola che quasi non occorre insegnare ai neonati perché, più che di vocabolo, trattasi di legame unico ed insostituibile. Certo, può accadere che talune circostanze mettano purtroppo un figlio nella condizione di crescere senza mamma o di non poterla vedere con la frequenza desiderata senza che questo necessariamente faccia di una madre una cattiva madre o di un figlio un soggetto poco equilibrato. Nessuno pensa una cosa simile. Tuttavia sull’unicità materna – così come su quella paterna, del resto – è bene essere chiari dal momento che qualsivoglia tentativo di relativizzarla, anche con le migliori intenzioni, costituirebbe un inganno inutile; un inganno perché la realtà, come abbiamo in estrema sintesi ricordato, è testarda e afferma che la mamma è una sola; inutile perché ogni bambino cui si dicesse che possono esistere molte “mamme”, prima o poi, scoprirebbe comunque la verità.

(“La Croce”, 15.5.2015, p.3).

Annunci