gender

Non è purtroppo una novità il fatto che, a Bolzano, le Istituzioni appoggino convintamente iniziative di stampo LGBT: già nel dicembre 2012, per dire, il Comune appunto di Bolzano aveva pensato bene di sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’Associazione “Centaurus”, circolo affiliato Arcigay, finalizzato alla «promozione di una maggiore consapevolezza sui temi dei diritti civili e del superamento del pregiudizio legato all’orientamento sessuale e all’identità di genere sul territorio della città». Di qui una serie di iniziative conseguenti alle quali non sembra essere rimasto estraneo l’ambito scolastico. Ma la ciliegina sulla torta, per così dire, è un’altra e cioè l’avvenuta diffusione, in occasione del primaverile festival delle Resistenze che vede coinvolti molti istituti e scuole bolzanine, di un volume apparentemente innocuo ma in realtà del tutto funzionale alla propaganda del gender volta a inculcare, fra le altre cose, l’idea che la cosiddetta famiglia tradizionale sia una delle tante possibili e che, quindi, esistano oramai molti tipi di “famiglie” equivalenti.

Stiamo parlando di “Alla scoperta della Costituzione 2”, libretto di una quarantina di pagine realizzato con il contributo della Provincia Autonoma di Bolzano ed introdotto da una prefazione della Presidente della Camera Laura Boldrini. Apparentemente – dicevamo – si tratta di un testo utile a sensibilizzare le giovani generazioni alla conoscenza della Costituzione italiana, i cui principi vengono effettivamente illustrati e i cui articoli fondamentali sono riprodotti nelle pagine conclusive. L’aspetto critico è però che questo testo – che in due anni si stima essere finito nella disponibilità di poco meno di duemila alunni – visto da vicino si rivela essere ben altro da quanto sembra e, precisamente, un piccolo manifesto di propaganda in favore delle coppie omosessuali e del loro diritto ad essere considerate famiglia. Cosa lo prova? Anzitutto la citata prefazione della Presidente della Camera, nella quale si esalta l’importanza di «insegnare ai nostri figli che tutti gli individui hanno pari opportunità in tutti i campi del vivere civile, anche all’interno del nucleo familiare – qualunque esso sia» (p.6).

La conferma inequivocabile che non si tratta di una frase casuale bensì di una sottolineatura conforme al vero spirito del libretto viene poi dalle immagini, in particolare da quella riprodotta poco prima della metà del volume, dove si vede un bambino nel carrello della spesa di due soggetti barbuti – uomini, evidentemente – con sopra una descrizione che non abbisogna di commento alcuno: «E’ giorno di spesa e ogni famiglia si prepara all’impresa». Chi non fosse ancora convinto del taglio in realtà propagandistico del volumetto in questione può andarsi a vedere la produzione della scrittrice che ha curato i testi di “Alla scoperta della Costituzione 2”: si imbatterà in opere come “Diversi in versi” (Giunti, 2015) opera volta, guarda caso, a ricordare che «ogni famiglia è diversa dall’altra». Occorre insomma una notevole dose di fantasia, a questo punto, per negare l’evidenza di un volume che, a dispetto del titolo, risulta finalizzato a veicolare contenuti non solo diversi, ma persino opposti a quelli della Costituzione italiana, che definisce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29).

Una definizione ampiamente confermata ed anzi difesa dalla Corte Costituzionale (Cfr. Sent. 14.04.2010 n°138), la quale ha voluto – com’è stato osservato – «fare piazza pulita» di diverse tesi «fuorvianti», fra cui quella «che non ammettere gli omosessuali al matrimonio costituisca una discriminazione» (Pasquino T. (a cura di) Antologia di casi giurisprudenziali, Giappichelli 2011, p. 27). Ma di tutto questo non c’è ovviamente traccia nel libretto distribuito agli alunni di Bolzano e per denunciare il quale, giustamente, da un lato si sono attivati politici come Urzì, Mafrici, Galateo e Nevola e, dall’altro, cittadini e famiglie si stanno mobilitando attraverso varie realtà, dal “Comitato Genitori Bolzano” a “Manif Bolzano”, affinché tutto questo non passi sotto silenzio dal momento che, fra le altre cose, calpesta in pieno quel diritto all’educazione dei figli il cui primato spetta indiscutibilmente alla famiglia. Si riuscirà a comprendere per quale oscura ragione, col pretesto di educare ai valori della Costituzione, si sia messo in mano ai più piccoli un testo tanto ideologico e astutamente fuorviante? Staremo a vedere.

Intanto un recente sondaggio realizzato su “IlGiornoAltoAdige.it”, seguitissimo sito web locale, ha confermato che la sensibilità popolare è assai distante dall’agenda LGBT: alla richiesta di esprimere un parere in merito alla legalizzazione, in Italia, non del matrimonio gay vero e proprio bensì delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, hanno risposto in 612, dei quali oltre l’83 per cento si è detto contrario. Non si tratta certamente di un dato statistico rappresentativo e quindi utile per considerazioni generali e di carattere definitivo, ma certamente l’esito di questo sondaggio impressiona nella misura in cui conferma che i “nuovi diritti” appassionano ben poco le persone comuni; trovano spazio crescente nei telegiornali, nei convegni e nei talk show, ma quando si toccano da vicino temi come la famiglia, il matrimonio e la libertà educativa la gente – come canta De Gregori in una delle sue canzoni più celebri – «te la ritrovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare». Capito, cari politici proni al politicamente corretto, che anziché servire credete di rieducare i vostri concittadini e, soprattutto, i loro figli?

(“La Croce”, 7.5.2015, p.2).

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