futuro

Violentata per sette mesi in un garage, minacciata e ricattata dal branco. Le esperienze peggiori, a qualunque età uno le viva, lasciano il segno. Ma quando toccano – com’è accaduto a Torino – ad una fanciulla di 13 anni appena è diverso, perché l’orrore, oltre all’innocenza della vittima, rischia di prendersi anche il suo futuro. Un futuro che Margherita – è il nome di fantasia dato alla giovane – faticherà per un po’ a immaginare, accerchiata come sarà dai fantasmi dei quindici coetanei che, per così tanto tempo, non hanno avuto pietà di lei infliggendole un’umiliazione dietro l’altra.

E’ dunque un percorso tutt’altro che semplice quello che, a prescindere dall’esito giudiziario che avrà la vicenda, gli educatori e gli amici ma soprattutto i familiari di questa giovanissima dovranno affrontare insieme a lei. Ci vorranno degli anni, probabilmente. Ma spero che, alla fine, lacrime nuove – dal sapore opposto – possano sbiadire il ricordo delle vecchie e il tragitto di Margherita verso la normalità termini com’è giusto: con il suo sorriso. E nel frattempo spero le spieghino che il mondo è diverso da quello di quel maledetto garage, una gola di cemento dove violenza e miseria si sono date troppe volte appuntamento.

Spero che, per farlo, trovino le parole giuste, anche se forse all’inizio non basteranno. Spero soprattutto che Margherita, col tempo, sappia dare una seconda occasione alla vita, agli amici e a se stessa. La sofferenza, dopo un po’, non toglie solo la gioia, ma anche la speranza di ritrovarla. Per questo è fondamentale che questa ragazzina di 13 anni, nella nuova scuola dov’è stata iscritta, non incontri solo altri compagni ed altri insegnanti, ma anche un’altra strada. La stessa che, per sette mesi, le è stata sbarrata con spaventosa crudeltà. La stessa che un giorno la condurrà in alto, fra le braccia di un uomo vero, dove il futuro non fa più paura.

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