uomovitruviano

Uno degli aspetti più singolari di come la Francia e l’Europa hanno reagito alla strage nella redazione della rivista Charlie Hebdo è stato il comune e forte richiamo al valore della libertà, in particolare alla libertà di espressione il cui satirico esercizio avrebbe scatenato la follia omicida cui abbiamo purtroppo assistito. La libertà è sacra – si dice – e nessuno ha diritto di sottrarla ad altri neppure quando, attraverso questo diritto, venissero formulate critiche pesanti fino a divenire offensive. In realtà gli ordinamenti giuridici e la filosofia morale non da oggi s’interrogano su quale possa essere il limite della libertà di espressione; su dove inizi e dove termini il confine di una critica legittima. C’è però, tornando alla strage di Parigi, un aspetto che ai più sembra come sfuggito pur essendo della massima rilevanza: i responsabili di quel crimine non hanno inteso privare i redattori di Charlie Hebdo della loro libertà. Li hanno privati della vita. Ben prima cioè di un mancato riconoscimento della libertà di espressione – o di satira – quello che è tragicamente emerso è un mancato rispetto della vita umana. Potrebbe apparire una considerazione banale eppure non lo è dal momento che, per un curioso paradosso, sia i responsabili degli omicidi parigini sia coloro che, giustamente indignati per questi, hanno reagito sottolineando esclusivamente il valore della libertà, hanno perso di vista (benché con responsabilità assai diverse) il principio della dignità umana.

Oltre a sorprendere, questa duplice dimenticanza deve far riflettere. Perché se da un lato non è possibile sperare che chi non esclude il ricorso alla violenza cambi prospettiva se prima non scopre il valore della persona, d’altro lato appare retorica e quindi deficitaria una difesa della libertà di espressione non ancorata al primato della dignità umana; che senso avrebbe, infatti, sforzarsi di assicurare tutti la libertà se la sua fondamentale premessa – l’inviolabilità della vita – non fosse pienamente garantita? Come si potrebbe definire se non paradossale una civiltà ossessionata dalla tolleranza ma disattenta alla dignità dell’uomo? Vale la pena confrontarsi con simili interrogativi perché una parte significativa dell’attuale crisi dell’Occidente nasce proprio da questa dimenticata contraddizione. Del resto, coloro che fino a poche ore fa hanno imbracciato le armi – prima ancora che mossi da odio di matrice religiosa – hanno agito anzitutto ignorando la dignità umana. E se continuiamo a dare per scontato tutto questo, se continuiamo a fissare la nostra attenzione sul solo valore della libertà, pur prioritario ed insostituibile, arrecheremo un danno pesantissimo sia al contrasto alla violenza sia alla tutela dei nostri valori fondamentali, fra i quali la tutela della dignità umana occupa un posto di assoluto rilievo essendo contemporaneamente il dono più alto della cultura cristiana e la prima premessa alla civiltà. Bene, allora, l’esaltazione della libertà di espressione, ancorché taluni eccessi ne rappresentino un’amara parodia, ma ricordiamoci che a fondarla e ad orientarla, questa libertà, è sempre il rispetto della vita.

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