Leradici

La strage compiuta ieri a Parigi, con l’assalto di attentatori alla redazione della rivista Charlie Hebdo, simbolo della satira più feroce e blasfema, non potrà essere dimenticata: le numerose vittime, la forza delle immagini e delle registrazioni – oltre ad uno choc planetario con pochi precedenti – lo impediranno. Rischiano invece di essere dimenticati, e forse lo sono già, i fatti che hanno preceduto tanto orrore e che, almeno in parte, lo riguardano. Fatti che per esempio dicono come Charlie Hebdo – periodico aggressivo con tutti, in particolare con le religioni (una volta la Santissima Trinità venne raffigurata come un’orgia omosessuale a tre) – non fosse nel mirino solo degli islamici fondamentalisti, se davvero tali erano, che ieri sono entrati così spietatamente in azione.

Correva l’anno 2006 infatti quando, per la prima volta, non Al-Qāʿida né l’Isis bensì l’Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia e la Grande moschea di Parigi sporsero denuncia contro Charlie Hebdo per avere ripubblicato le note vignette danesi su Maometto; un’accusa che, nel marzo 2008, la Corte d’appello parigina respinse spiegando che le vignette contestate, riferendosi «a una frazione e non all’insieme della comunità islamica» non costituivano «un oltraggio, né un attacco personale e diretto contro un gruppo di persone in virtù della loro appartenenza religiosa e non valicano il limite ammesso della libertà di espressione». Questo precedente non ci autorizza a fare di tutta l’erba un fascio – il mondo musulmano è multiforme, si sa – ma rende l’idea del clima ostile che, scherzando col fuoco, si è alimentato.

Un altro fatto dimenticato, o quasi, è il conseguente odio che il complottismo che immagina intelligence e trame segrete dietro ogni terrorista un lato, ed il buonismo propagandato non solo in Francia ma in tutta Europa dall’altro, hanno ostinatamente negato. Invece purtroppo l’odio contro l’Occidente ed il terrorismo di matrice islamica – che grazie a quell’odio prospera arruolando uomini e mozzando teste – esistono: e sono un problema che l’esistenza di parti meno estremiste del mondo musulmano, purtroppo, non basta ad eliminare. Vale la pena sottolinearlo perché i cadaveri, ieri, erano ancora caldi quando i soliti noti già chiedevano di stare tranquilli, di abbassare i toni, di non generalizzare; ma l’orrore è orrore, ed il tentativo di ridimensionarlo presentandolo come follia isolata è da irresponsabili.

Infine, un terzo ed ultimo aspetto da tenere presente è la profonda crisi – non economica ma spirituale – che, ormai da alcuni anni, attanaglia il mondo occidentale. Un mondo occidentale che incessantemente predica la libertà assoluta e che non si preoccupa, in nome della stessa, di dileggiare le religioni, in particolare il Cristianesimo. Un mondo occidentale – scrisse l’allora cardinal Joseph Ratzinger – che in nome di una autocritica senza limiti è arrivato a detestare anche ciò che di grande e puro, nel corso della propria storia, ha realizzato elevandosi a civiltà; ed accanto a questo, o forse proprio questo, si è radicata una mentalità politicamente corretta ed esterofila, che aprioristicamente applaude e giustifica qualsivoglia novità, biotecnologica o religiosa che sia.

I risultati di tutto questa sono una libertà impazzita e l’oscuramento di radici senza le quali la civiltà giorno dopo giorno appassisce, illudendosi di poter sopravvivere solo grazie a riforme politiche o a rinascite economiche peraltro sempre più difficili da realizzare. Non si vuole qui certo ridurre il Cristianesimo a religione civile né – ovvio – giustificare in alcun modo quanto accaduto ieri; ma è fondamentale una riflessione in tal senso per comprendere che, come cittadini europei, non possiamo chiedere e garantirci rispetto se non siamo i primi ad assicurarlo a noi stessi; che la nostra storia e le tradizioni che la compongono non sono feticci identitari, per così dire, ma linfa vitale, ingredienti indispensabili a quell’unità nei valori fondamentali che rimane ancora, fra tutti, il miglior antidoto all’odio.

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