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Fra le tante buone ragioni per festeggiare il Natale, dopo quelle religiose, va considerato il contrasto al dogma gender – e alla presunta derivazione culturale della differenza fra maschile e femminile -, contrasto possibile semplicemente donando ai più piccoli giocattoli maschili o femminili. E’ una piccola grande battaglia alla quale ognuno, se vuole, può contribuire: non tutti abbiamo la fortuna di avere figli, tutti abbiamo però almeno un nipote o un cugino al quale regalare un giocattolo che certi cervelloni giudicherebbero anacronistico o stereotipato, quando in realtà sarebbe solo allegro e, quel che conta, totalmente innocuo.

«E’ vero – è costretta infatti ad ammettere anche una come la psicologa Cordelia Fine, che a significative differenze fra maschile e femminile non crede affatto – finora non esistono ricerche che riconducano il mercato dei giocattoli e dei libri di genere alla successiva discriminazione occupazionale o alla condivisione delle faccende domestiche» (Internazionale, 1049, 1/5/2014, p.94). Tradotto: non esiste neppure l’ombra di una prova circa il fatto che, per dire, regalare macchinine anziché la casa di Barbie o viceversa – a seconda del fatto che il destinatario sia un maschio o una femmina – costituisca un rischio educativo o un incentivo alle discriminazioni.

La vera minaccia, semmai, è quella dell’omologazione gender, come dimostrano i casi di colossi come Magasin U in Francia, la svedese Toy Top e la londinese Harrods – solo per fare alcuni nomi –, i quali già da qualche anno si sono “genderizzati” arrivando a produrre anche giocattoli appositamente neutri. Poco importa che evidenti differenze sessuali, nelle preferenze di giocattoli, siano state registrate persino monitorando specie di primati caratterizzate da un modesto grado di dimorfismo sessuale (Hormones and Behavior, 2008): il dogma gender di maschi e femmine se ne infischia, e continua fieramente la propria lotta contro il sessismo immaginario.

L’obbiettivo di quest’assurda crociata– com’è accuratamente spiegato in UniSex (Arianna, 2014) di Perucchietti e Marletta, un libro da leggere – rientra in un più generale piano di fabbricazione di un uomo nuovo, aprioristicamente aperto a qualsivoglia genere sessuale e quindi, in definitiva, spogliato di un’identità propria; e dunque, per forza di cose, straordinariamente manipolabile. Del resto, se riuscissero a sottrarci persino l’intima certezza di essere maschi o femmine, quali riferimenti avremmo ancora? Zero: saremmo definitivamente in balia delle mode e dei media. Ma per fortuna bambole e soldatini, coi secondi a dare la precedenza come vuole il bon ton, ci salveranno.

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