salvini

Il favore più grande che, politicamente parlando, si possa fare ad uno come Matteo Salvini è sottovalutarlo. E guarda caso è esattamente quello che larga parte del mondo politico italiano sta facendo da tempo, da destra continuando a ritenere il leader nordista una specie di matto da sopportare e, da sinistra, riproponendo la solita solfa della Lega Nord come partito pericolosamente razzista. Purtroppo per destra e sinistra Salvini non sembra essere né matto né razzista ma solo, si fa per dire, decisamente intelligente. Le prove dell’intelligenza del segretario federale della Lega Nord sono molteplici e sotto gli occhi di chiunque non abbia pregiudizi o fastidio ad ammetterle. Anzitutto, messosi alla guida di un partito oggettivamente finito non solo lo ha rivitalizzato sconfessando parecchi pronostici funebri, ma – rivedendo l’agenda leghista ed anteponendo alla storica battaglia per la secessione quelle contro l’Euro e contro gli sbarchi dei clandestini – ha creato le condizioni per raccogliere forti consensi in tutta Italia e non più solamente nei paraggi del Po.

In secondo luogo, consapevole della propria abilità comunicativa, ha personalizzato più che mai la ricerca del consenso: fateci caso, a rotazione gli altri schieramenti spediscono nei dibattiti televisivi diversi esponenti, mentre Matteo Salvini, se può, non manca mai. Neppure l’Umberto Bossi ed il Roberto Maroni dei tempi d’oro erano così presenzialisti sugli schermi. Ma oggi il consenso, più che un partito o un’idea, lo crea un leader. E questo è un altro concetto che il quarantunenne milanese, sulla scia delle lezioni di Berlusconi e Renzi, ha perfettamente afferrato. Così come ha capito – terzo indizio dell’astuzia salviana – l’importanza di essere molto presente e loquace anche sui social network. Scrivere cinque o sei post al giorno su facebook non serve a tenere solamente caldo l’elettorato, ma dà l’impressione del leader della porta accanto, di qualcuno che ti è accanto; quasi fosse lui, Salvini, ad essere follower degli Italiani e non il contrario. Aggiungeteci un look fresco, giovanile e molto simile a quello dell’altro Matteo della politica, quello fiorentino – camicia preferibilmente senza giacca e tablet sempre fra le mani – e il successo del leader leghista è spiegato.

A favorire l’ascesa di Salvini concorrono poi altri elementi, dai non travolgenti carismi di Giovanni Toti ed Angelino Alfano al fatto che chi potrebbe insidiarlo davvero, Renzi, è impegnato a governare, dall’età di Berlusconi alla sensazione che il Movimento5Stelle stia esaurendo la propria spinta elettorale, come del resto provano gli interventi di Grillo, costretto ormai a spararla sempre più grossa per far parlare un po’ di sé. Ma l’alleato involontario migliore Salvini lo ha nella sinistra, che da un lato sembra aver perso la capacità di parlare al popolo, ribattezzato arrogantemente “pancia”, che aveva un tempo e, dall’altro, – riscaldando la solita minestra buonista – non ha mai saputo farsi carico delle preoccupazioni dei cittadini per quanto riguarda l’immigrazione. Preoccupazioni che non c’entrano col razzismo giacché – come il sociologo Marzio Barbagli ha spiegato ieri a Gianni Riotta – «i record nei borseggi, rapine, furti, in casa o in strada, restano purtroppo appannaggio degli stranieri, con percentuali altissime. Nessuno va criminalizzato, con quasi cinque milioni di persone ovvio che trovi di tutto. Aumenta il malcontento quando la polizia procede ad arresti, quasi sempre di irregolari. I governi hanno provato ad approvare norme per espellere gli irregolari, soprattutto se delinquono, ma con scarsa efficacia».

In questi anni – ha poi aggiunto Barbagli, che oltre ad essere uno studioso di fama internazionale è una personalità non sospettabile di simpatie leghiste – «la sinistra ha parlato in modo sbagliato di “razzismo”. Avere timori, preoccupazioni non è razzismo: ci sono tensioni sbagliate, ma il Paese non ha ceduto» (21/10/2014). Anche di questo Matteo Salvini è perfettamente consapevole e non a caso, martellando sui “suoi” temi con costanza quotidiana, continua la sua galoppata verso il consenso. Dove può arrivare? Secondo quanto dichiarato ad Affaritaliani.it da Alessandro Amadori, numero uno di Coesis Research, molto in alto: «Nel giro di sei mesi, se le cose vanno avanti così, può tranquillamente toccare il 14% e superare Forza Italia» e «qualora si ampliasse il fenomeno di sgonfiamento del Movimento 5 Stelle, tra un anno e mezzo circa, diciamo nella primavera del 2016, il Carroccio potrebbe diventare un grande partito del 20%.». Il 20% pare francamente un traguardo eccessivo, ma è già straordinario il fatto che la Lega Nord possa «tranquillamente toccare il 14% e superare Forza Italia», partito la cui base – secondo una recente rilevazione di Pagnoncelli – non ha affatto gradito le aperture verso l’agenda gay: altra acqua al mulino di Salvini che, dando ulteriore conferma di lungimiranza strategica, non butta via nulla.

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